Paz

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Per favore, basta. Volete venire alla manifestazione del 20 marzo? Veniteci, e siate discreti, senza truppe e ostentazioni. Il problema è vostro. Ma smettetela di dire e fare idiozie. Rutelli che dice di voler venire al corteo pacifista perché “non si può regalare il popolo della pace a Bernocchi e Casarini”, ad esempio.

Non gli viene in mente che il popolo della pace non è un osso da contendersi? Che nessuno se ne può appropriare, che ha la sua autonomia, la sua cultura, i suoi modi di prendersi cura di se stesso e del paese, del mondo? E, soprattutto, che bisogno ha Fassino di venirci a insegnare che opporsi alla guerra comporta anche opporsi al terrorismo? Le persone che a Madrid e in tutta la Spagna, subito dopo la strage e ancora nella notte prima delle elezioni, alzavano cartelli con scritto “Paz”, secondo lui, che cosa volevano dire? Volere la pace vuol dire tentare di cancellare la guerra e il terrorismo, che si alimentano a vicenda, come dice anche il nuovo primo ministro spagnolo, Zapatero, che, speriamo, ha capito chi lo ha eletto e perché. E che questa sollecitudine nei confronti del movimento per la pace, da parte di Fassino e D’Alema, sia un cinico, e noioso, tentativo di dividere il 20 marzo tra “buoni” (contro il terrorismo) e “cattivi” (contro la guerra, cioè “antiamericani”), è dimostrato dall’idea, tragica e grottesca, di manifestare insieme a Berlusconi. A chi verrebbe in mente di unirsi al proprio avversario? In nome di che? Del comune pericolo? Di nuovo, gli spagnoli hanno avuto le idee chiare, in merito: “Las guerras son vuestras, las victimas nuestras”, gridavano nelle strade di Barcellona, Madrid, Bilbao e Siviglia.

Il punto è qui. Che cosa è “nostro”, e cosa “vostro”? Quel che gli ulivisti sono incapaci di vedere è come la guerra “preventiva” e tutto quel che l’accompagna hanno creato un prima e un dopo, nel mondo e, per quel che ci riguarda, in Europa. La straordinaria prova di coraggio, civismo e orgoglio che i popoli riuniti nello stato spagnolo hanno dato, utilizzando la comunicazione diretta degli Sms, del passaparola, dei cartelli esibiti in tv e nelle manifestazioni (contro le bugie del governo e dei suoi media); riunendosi come cittadini e come comunità, rivendicando di essere baschi o catalani, ma cercando un’unità profonda, quella di identificarsi nei lavoratori pendolari e nei migranti uccisi sui treni; usando il voto come mezzo per togliersi di torno un bugiardo guerrafondaio come Aznár, al punto da concentrare i voti sul Psoe, per essere più sicuri del risultato; tutto questo disegna un nuovo genere di politica, in cui è la società a scegliere direttamente. In questo caso, di tirarsi fuori dalla guerra irachena (come Zapatero promette di fare al più presto) e cambiando la geografia politica europea.

Quel che è accaduto in Spagna in questi giorni, insieme all’angoscia per la morte di tante persone innocenti, è un grande motivo di speranza. Questi signori che giocano al “bricolage” politico-elettorale farebbero bene a tacere per un po’ e a rifletterci sopra. E se giovedì 18, nello stesso giorno in cui il Comitato Fermiamo la guerra terrà una conferenza stampa sul 20 marzo, si esibiranno in tv insieme agli Aznár di casa nostra, non troveranno, nel popolo della pace, un grande gradimento. Commissionino dei sondaggi, se non ci credono.

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