Difficile collezionare tante figuracce in una sola volta. Il sindaco di Genova, Beppe Pericu, ha stabilito un record non facilmente eguagliabile decidendo, un paio di settimane fa, di costituirsi parte civile contro i 26 accusati di saccheggio e devastazione durante il G8 di Genova. Ha incrinato irreparabilmente la sua giunta, ha messo in forte imbarazzo i giudici del processo, costretti a respingere la sua richiesta perché “non consiste” e ha soprattutto rivelato la vera ragione del suo gesto.
Che è quella, lo scrivemmo all’indomani della decisione di dichiararsi “parte lesa”, di mostrare alla Corte dei conti quanto bene abbia fatto a risarcire la città con quella valanga di quattrini, della cui destinazione poco, al momento, è dato sapere. E assolutamente sovrastimati rispetto ai danni subiti.
Ma, soprattutto, il sindaco Beppe Pericu ha ottenuto l’irrimediabile risultato di aver disgustato tutti i genovesi, quelli favorevoli alla azione penale e quelli contrari. Se le ragioni del disgusto dei secondi sono intuitive, i motivi che hanno fatto cadere di collo il sindaco agli occhi del partito del risarcimento consistono nel fatto che Pericu è stato così pasticcione, così poco previdente (o peggio) da non aver saputo (o potuto) predisporre le cose in modo da non subire un così clamoroso scacco. E questa cialtroneria, al più alto amministratore di una città del prestigio di Genova non si può proprio perdonare. A nessuno, tantomeno a un sindaco disinvolto di un centro sinistra “moderno”.
Per quanto riguarda la decisione dei giudici, rinviamo alle notizie di Carta, quanto invece alla questione dei conti, 240 miliardi delle vecchie lire, invitiamo tutti a leggere l’illuminante libro di Carlo Gubitosa “Genova nome per nome”.





