“Avremo il coraggio di stare vicini a loro sino alla fine, insieme a loro sul banco degli imputati ci sarà anche Carlo”. Ha concluso così Haidi Giuliani, la mamma di Carlo, il suo intervento all’incontro giuridico organizzato dal Comitato Verità e Giustizia per Genova e Piazza Carlo Giuliani che si è tenuto il 28 a Genova, in occasione del processo che inizierà domani.
L’incontro era intitolato “Pena minima 8 anni”, a indicare la pena prevista per il reato contestato ai 26 imputati: saccheggio e devastazione.Quattrocento i danneggiati ma, delle parti lese citate dai pm, la gran parte sono state depennate, evitando così di trasferire il processo a Torino. Alcuni degli imputati potrebbero però invocare la legge Cirami, che prevede il trasferimento dei processi per “legittimo sospetto”; altri solleveranno l’eccezione di incostituzionalità della legge su devastazione e saccheggio.
Un processo che si preannuncia blindato a causa dei settecento agenti che presidieranno il tribunale e altri “obiettivi sensibili” della città e comunque a numero chiuso. Infatti, il pubblico che vuole assistere al processo lo potrà fare solo avvicendandosi in aula a gruppi di circa cento persone per volta, ogni mezz’ora-tre quarti d’ora.
Intanto, non si spegne la polemica sulla costituzione di parte civile nel processo da parte del sindaco di Genova Pericu.Dopo lo “strappo” dei due assessori di Rifondazione, è ora la volta del “correntone”, che si è dichiarato indisponibile. E, tra le molte voci che si sono levate per stigmatizzare il comportamento del comune, Haidi e Giuliano Giuliani, i genitori di Carlo, hanno avanzato una proposta al sindaco per chiedere che il comune si costituisca parte civile anche per le violenze subite dai manifestanti nella caserma di Bolzaneto e nella scuola Diaz. Proposta ragionevole, ma la ragionevolezza, a volte, per motivi inspiegabili, diventa nemica della ragione.





