Il tempo pieno su Marte

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Una grande manifestazione di Cgil, Cisl e Uil occuperà le strade dello shopping del sabato pomeriggio a Roma. Migliaia di bambini (quelli che la deputata di Forza Italia, Burani Procaccini, la stessa che propone di riaprire i manicomi, vorrebbe bandire dai cortei), di genitori e insegnanti da tutta Italia hanno respinto al mittente il decreto attuativo della legge Moratti approvato lo scorso 23 gennaio.

Il decreto, prima tranche della intera riforma, dovrebbe entrare in vigore fin dal prossimo anno scolastico e prevede la sostanziale cancellazione del tempo pieno nelle elementari e nelle medie e l’istituzione della figura del “tutor”, una sorta di “capo maestro”. Il primo marzo saranno i sindacati di base a scendere in piazza e a scioperare in difesa dei cinque milioni e mezzo tra alunni, docenti e dirigenti scolastici e dei quasi dieci milioni di genitori. In ballo, oltre alla liquidazione della scuola pubblica elementare e media, c’è l’altro pezzo della riforma, che prevede la netta separazione degli studenti dei licei dagli apprendisti dell’avviamento professionale fin dai 12 anni e la “deportazione” degli studenti degli istituti tecnici e professionali nella formazione professionale e privata.

A nulla sono valsi i milioni di opuscoli dal sinistro titolo “La scuola cambia così”, fatti circolare dal ministro attraverso i giornali per rassicurare le famiglie che, dappertutto, hanno “fondato”, in una inedita alleanza, comitati per la difesa del tempo pieno e hanno occupato intere scuole. Non perché minacciati di non avere più i parcheggi dove collocare i propri rampolli né solo (ma è certo un problema) perché il lavoro degli adulti obbliga alla rapina del tempo dei loro figli, ma perché la scuola deve essere un luogo aperto e accogliente per tutti: quelli i cui genitori lavorano, quelli che i genitori non li hanno, quelli che a scuola vogliono starci più a lungo perché gli piace così.

Non più suddivisi nella “scala sociale” classica (che vede in basso gli studenti, sopra i genitori e in cima i docenti) né nella nuova graduatoria che, trasformando le famiglie in “clienti”, le colloca in vetta, da questo strano pianeta, un nuovo Marte della scuola pubblica, una scoperta folgorante: è abitato, anzi è pieno di vita.

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