Il ministro della difesa Martino dice che le basi militari Usa in Italia si allargheranno, si “dislocheranno” diversamente e saranno potenziate, ma non si può dire né dove né come, perché è un segreto militare.
Il segretario dei Ds, Fassino, dice che, delle dieci missioni da rifinanziare, l’unica che non va è ‘’Antica Babilonia perché non siamo mai stati d’accordo con quella guerra e siamo di fronte a un dopoguerra in cui la situazione si sta aggravando ulteriormente”. Perciò coerentemente i Ds risponderanno al governo, che non vuole dividere il voto, dividendosi sulla proposta del nonvoto.
Ecco lo scenario previsto per l’apertura delle danze alla camera, il 3 marzo. Si inizierà con il voto sulle pregiudiziali di costituzionalità, poi la discussione riprenderà il lunedì successivo, 8 marzo con l’esame degli emendamenti fino al 9, mentre il voto finale dovrebbe arrivare tra mercoledì 10 e giovedì 11.
Proprio in quei giorni le Carovane della pace si troveranno a metà del loro cammino alla volta di Roma, dove arriveranno il 20. E sarà quello il momento per un primo bilancio dell’esperienza più nuova del movimento della pace 2004 che aggiunge al 15 febbraio nuovi segnali comunicativi: la raccolta di firme degli enti locali che verranno toccati dalle carovane, una consultazione popolare con tanto di schede e urne e una valanga di bandiere firmate. Simboli che servono anche a dire che la pace e il voto alle europee e alle amministrative si parlano, come sostengono Zanotelli, Ciotti e Strada.
Ma c’è un segnale ancora più esplicito, che irrompe nel grande movimento per la pace: è l’insorgenza locale, è il “RiBel Paese”, come scriviamo in copertina del numero di Carta in edicola da oggi. Cosa ha a che fare una discarica nucleare o una centrale a carbone o una nuova base militare con la pace? Chiedetelo ai cittadini di Scanzano, della Maddalena, di Civitavecchia, di Taranto… (oppure leggete qua sotto l’appello che chiunque può sottoscrivere)
No alla militarizzazione della Puglia
No alla Nato a Taranto
Isolate, ma mirate notizie di stampa, danno conto di visite e incontri di alte autorità Nato con autorità civili e militari a Taranto e annunciano una ennesima militarizzazione del nostro territorio. Sul tavolo la decisione di installare nel Golfo la più grande base militare Nato d´Europa. Oltre che la città con il suo porto, altre realtà della provincia e della Regione sarebbero coinvolte da scelte che porterebbero a livelli finora impensati la definitiva trasformazione della Puglia in una portaerei protesa nel Mediterraneo.
Questi annunci, non smentiti da alcuno, vengono persino salutati da autorità locali e nazionali come una sorta di cornucopia, destinata a portar fortuna e lavoro a terre in cui la generalizzata crisi del tessuto produttivo, disoccupazione ed emigrazione stanno portando colpi durissimi.
E´ vero il contrario. Queste scelte sequestrerebbero ulteriormente parte grande della nostra regione, appaltata ai militari e alle scelte della superpotenza americana. Queste scelte negherebbero ogni altro possibile sviluppo, affidato alla libera scelta delle donne e degli uomini italiani e pugliesi, di giovani e lavoratori di questa terra.
Se confermate, queste scelte non solo piovono sulla testa di milioni di pugliesi, ma violano la Costituzione del nostro paese. Infatti esse sono giustificate alla luce delle trasformazioni che stanno mutando volto e missione della Nato, da alleanza difensiva in uno strumento di intervento globale nella cosiddetta lotta al terrorismo, a rimorchio delle strategie globali dettate dagli USA. Fatto sta che, mai discusse e votate dal nostro Parlamento, esse violano la decisione dell´Italia di ripudiare ogni guerra, di non usare le armi se non per difesa. Si tratta di orientamenti che, per la succube volontà del governo Berlusconi di andare al traino dell´amico americano, stanno spaccando l´Europa e macchiando la parola e la faccia dell´Italia nel Mediterraneo.
Se decise, queste scelte farebbero di Taranto e della Puglia il ferro di lancia di una strategia americana ed atlantica che dichiara di non voler risparmiar nulla nella sua cosiddetta lotta al terrorismo, nemmeno l´impiego delle armi atomiche più sofisticate.
Non vogliamo esser parte di questo futuro. Non vogliamo micce o scorie nucleari: né a Scanzano né a Taranto. Faremo di tutto e ci batteremo per riconquistare la parola, per ridarla ad istituzioni finora silenti ed acquiescenti. Alta e decisa la voce della Puglia, del Mezzogiorno e dell’Italia si levi per respingere la militarizzazione della nostra terra e del nostro domani.





