Il termometro di Bastaguerra

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Di nuovo, come nelle migliori occasioni, il movimento pacifista ha stupito per la sua imprevedibilità. Nel fine settimana del 14 e 15, infatti, a un anno esatto dall’appuntamento mondiale che portò nelle città di tutto il mondo cento milioni di persone e a Roma tre milioni, in pochi avrebbero scommesso che si potevano ricreare – non quei numeri perché ogni cosa ha la sua “cifra”–ma quel clima. Invece, al seminario della Tavola della Pace a Perugia e soprattutto la sera di domenica al teatro romano Ambra Jovinelli, è passata una corrente elettrica. Teatro strapieno alle otto in punto. Mezz’ora più tardi, il lungo, straordinario monologo di Marco Paolini sull’uranio impoverito. Parole dure e al tempo stesso difficili, quelle pronunciate da Paolini sull’essere militari con i diritti, l’umanità, la professione da difendere e da rivendicare. Ben comprese dalla platea, rimasta per tre quarti d’ora senza fiato.

Nette anche le brevi suggestioni fornite da Vauro e da Serena Dandini, “presentatori” della serata organizzata da Bastaguerra di Roma. E senza incrinature gli interventi, che hanno ridato respiro alle tre, quattrocento persone stipate nel teatro, dell’eurodeputata Luisa Morgantini, di Luigi Ciotti e di Alex Zanotelli. I due “padri” (in senso letterale) hanno sottoscritto un breve appello (che Carta ha pubblicato nei giorni scorsi) e che vale la pena ricordare (qui di seguito). Ma hanno fatto anche molto di più: hanno costruito, a modo loro, le ragioni che daranno vita al 20 marzo, l’ispirazione, la qualità politica e l’ispirazione profonda di quell’appuntamento che racchiude, e al tempo stesso riverbera, una straordinaria domanda di nuovi diritti, nuovi diritti, nuova legalità, nuova società.

Bravissimi e come sempre irridenti i Tétes des bois con la loro musica e le loro parole e, infine, necessari gli interventi dei deputati e senatori che voteranno No e quello di giornalisti dei giornali “di sinistra” che hanno testimoniato, in qualche misura, l’esigenza di trasformarsi da “corrispondenti di guerra” in corrispondenti di pace. Non è difficile, basta bandire la guerra.

Un ringraziamento speciale va a chi ha lavorato caparbiamente per la riuscita della serata, Nulla Ginatempo di Bastaguerra di Roma in particolare, per la sua lungimiranza nell’aver capito che l’iniziativa del 15 sarebbe stata un termometro importante per misurare la temperatura del movimento contro la guerra. Che, non c’è dubbio, ha la febbre alta.

Un voto per la pace

Luigi Ciotti, Gino Strada, Alex Zanotelli hanno diffuso questa nota in merito all’imminente votazione in Senato sulla continuazione della presenza di militari italiani all’estero

“Il Parlamento italiano si accinge a deliberare sulla rinnovata partecipazione delle truppe italiane alla guerra all’Iraq e all’occupazione di quel paese, in aperta rottura con l’articolo 11 della Costituzione, con lo Statuto delle Nazioni Unite, con il diritto internazionale e con la sensibilità e le richieste del movimento per la Pace.
Chi ha manifestato perché l’Italia non si associasse a questa avventura militare trova nei tragici sviluppi di questi giorni conferma delle sue ragioni e chiede oggi che quell’avventura cessi. La richiesta del movimento per la Pace è inequivocabile: ritiro delle truppe italiane dall’Iraq, subito.
Chi non è portatore di questa richiesta non appartiene al Movimento per la Pace. Non si può marciare da Perugia ad Assisi e poi essere indecisi o compiacenti sulla decisione di abbandonare una guerra coloniale che non ha mai avuto alcuna legalità o giustificazione.
Le forze politiche e, in ciascuna di esse, i parlamentari che rifiuteranno queste richieste non dovranno mai più contare sul voto di chi si sente tradito sui temi decisivi della Pace, della fedeltà alla costituzione, dei diritti umani, del diritto internazionale.
A queste univoche richieste e a questi irrinunciabili valori dovrà ispirarsi la manifestazione prevista per il 20 marzo per produrre chiarezza e non inganni”.

Mentre veniva diffuso questo appello Antonio Martino, ministro della Difesa della Repubblica italiana, ha dichiarato che l’Italia discuterà la richiesta della Nato per un maggiore impegno militare del nostro Paese in Afghanistan. Il ministro ha detto che la decisione verrà presa prossimamente dal Consiglio dei Ministri e sottoposta al Parlamento.

“L’Italia ha dichiarato Martino si farà carico di uno dei cinque team che verranno dislocati sul territorio afgano. Se ci verrà assegnata una provincia tranquilla serviranno circa cento uomini. Altrimenti serviranno tre o quattrocento unità.”

Si tratta di uomini che andrebbero ad aggiungersi al contingente italiano, composto da oltre cinquecento militari inquadrati nella forza multinazionale Isaf, già presente in Afghanistan dall’inizio del 2002.

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