Per chi ritorna da Mumbai

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Immagino bene lo stato d’animo dei nostri fortunati compagni e amici che sbarcano da un aereo, di ritorno dal Forum sociale mondiale di Mumbai. Lo immagino perché è capitato anche a me, per tre volte, tornando da Porto Alegre. In questa occasione poi, quello stato d’animo si deve essere elevato al quadrato, dati i racconti che abbiamo avuto dall’India. Io non credo che ogni novità o passo avanti debba necessariamente spingere a sputacchiare su quel che c’era stato prima: così, mi pare che Porto Alegre abbia avuto, e manterrà, il merito storico di aver inaugurato quella forma originale della democrazia che sono i forum sociali; Mumbai ha significato globalizzare il movimento, grazie all’incontro con l’incredibilmente varia e numerosa umanità dell’India e dell’Asia. Ma, insomma, le sensazioni, ci dicevano i nostri compagni da laggiù, sono state incredibilmente forti, quasi uno choc culturale (fatti salvi i soliti “militanti”, che, dovunque vadano, vedono solo quel che sapevano già).

Sì, ma qual è lo stato d’animo di cui parlo? Avvilimento, soprattutto. Perché giusto alle spalle c’è l’esplosione di allegria dei poveri e dei diseredati che finalmente si sentono in grado di mettere mano al mondo, e giusto davanti c’è–poniamo–la copia del Corriere della Sera trovata a Francoforte mentre si cambia aereo. Ossia, l’implosione di cinismo dei privilegiati che si sentono padroni di impedire a chiunque di rimettere il mondo sui piedi. Retorica? Essendo rimasti sempre qui, a discutere del “lifting” di Berlusconi e della sapienza tattica di Rutelli nel “mettere in scacco” destra e sinistra sulla “riforma” delle pensioni, sì, suona retorico. E’ che bisogna essersi immersi nell’umanità strabordante nel momento in cui comincia a bollire, e coltivare questa sensazione con cura, per sentirsi del tutto fuori, altrove, per considerare la politica ufficiale per quel che, in grandissima parte, è: una brutta e noiosa commedia, degna di un capocomico come Bruno Vespa.

C’è un però. Passati dal caldo di Mumbai al freddo dell’Italia, in senso meteorologico e non solo, ci si può al contrario, un po’ al di là dell’avvilimento, rendere conto che correnti calde corrono anche sotto la crosta fatta di corrieridellasera. Perché intanto ci sono appuntamenti che urgono: il 31 gennaio si manifesterà per i diritti dei migranti e contro quell’orrore giuridico e pratico che sono i centri “di permanenza temporanea”. Poi ci sarà un’assemblea nazionale del movimento “altermondialista”, a Bologna, il 10 febbraio, che magari sarà una cosa diversa dal torneo oratorio cui siamo purtroppo abituati. Quelli di Scanzano, che sono diventati a Mumbai un modello di “conflitto nonviolento”, com’è scritto nel documento costitutivo della Rete mondiale antinucleare, stanno lavorando a un’assemblea meridionale, a casa loro, di tutti i movimenti, reti e forum del sud. La Cgil sta mettendo in cantiere iniziative forti sulle pensioni. Sullo sfondo, il 20 marzo, giornata mondiale contro la guerra.

Ma fosse solo l’agenda, saremmo sempre nell’ambito del programmato. Che non è male, ovviamente, ma non contiene mai tutte le Italie che ci sono in Italia. I conflitti sociali, quelli dei tranvieri, dell’Alitalia, dei vigili del fuoco e così via. I conflitti di altro genere, come quello delle donne contro la legge sulla procreazione assistita. E la costruzione: difendere gli acquedotti per affermare un nuovo genere di “pubblico”, proporre un altro sistema energetico (cioè un’altra economia), combattere le grandi opere in nome di un’idea diversa di "sviluppo"… L’elenco potrebbe continuare molto a lungo. Le nostre città sono vive, non si lasciano avvilire dai “lifting”. E Mumbai serve a capire che in quella pessima commedia, quando un politico o un giornalista dice “i movimenti sono morti”, o anche “i movimenti sono entrati nella lista dell’Ulivo”, sta cercando di impressionare la platea. Che farebbe bene a mettersi a ridere.

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