Quando un Forum mondiale inizia, cadono abbastanza facilmente le polemiche che lo hanno preceduto e ci sarà comunque tempo, dopo, per riprenderle, non per dividersi necessariamente ma per fare tesoro degli errori e delle insufficienze. È successo così anche a Porto Alegre, gli anni passati e a maggior ragione sta succedendo qui a Mumbai che trasuda aspettativa, forse anche speranza. Non è necessariamente un buon sentimento, la speranza, ma in un Forum mondiale, con persone tra loro tanto diverse, diversi abiti, diverse lingue, raggruppati a terra ovunque che discutono, prendono accordi, fissano incontri, la speranza diventa quella per un altro mondo possibile, che in realtà è una cosa assai impegnativa: è un programma politico. E che programma.
Frastornati dall`odore acre di questa città immensa di forse quindi ma più probabilmente 22 milioni di persone, il sessantacinque per cento delle quali vive in mezzo alla strada, tra la polvere e le fogne, sotto i cavalcavia o appoggiati, con un pezzo di plastica sopra come tetto quasi non ci si rende conto che qui tutto quello che a noi può sembrare già detto, già fatto, diventa una scommessa che non puo` essere perduta.
Tutto questo, in un forum di nuovo troppo gigante per essere un incontro reale e tuttavia concretissimo nelle cose che dice e soprattutto in quelle che mostra impone un nuovo patto tra chi vi partecipa e chi lo guarda comunque come una grande opportunità. Un patto che impone maggiore chiarezza negli obiettivi e maggiore impegno, perché qui nello spazio Fiera di Mumbai, a qualche chilomentro dalla più grande baraccopoli dell`India, non c`è più tempo.





