Se non fosse la mia città, sarei tentato di concludere che quel che accade a Bologna è davvero divertente. A sinistra del Partito democratico si chiede al sindaco Cofferati di dedicare alla sua maggioranza almeno la stessa attenzione che riserva al dialogo con An, e il sindaco sfida i consiglieri a entrare in giunta o a uscire dalla maggioranza. Alcuni assessori polemizzano col sindaco per le sue prese di posizione polemiche, verso prefetto e questore, per la gestione dell’ordine pubblico. Il più autorevole fra i dirigenti locali che vengono dalla storia del Pci, lancia accuse pesantissime verso il Pd e dichiara che non voterà alle primarie. Un altro ex sindaco ha parlato di «fallimento» dell’attuale amministrazione comunale. Sembrano lontanissimi i tempi in cui un Uomo della Provvidenza venne paracadutato dall’immensa platea del Circo Massimo per «riconquistare Bologna».
«Sinistra in Consiglio» è il nome che si sono dati i sei consiglieri comunali [Prc, Verdi, Il Cantiere, Sinistra democratica] che hanno presentato un documento con obiettivi immediati, misurabili fin dal prossimo bilancio comunale. Finora, questi consiglieri hanno fatto parte della maggioranza: se uscissero tutti, non ci sarebbero i numeri per approvare il bilancio e Bologna conoscerebbe una nuova esperienza, non so quanto desiderabile: le elezioni anticipate. Nonostante ripetuti campanelli d’allarme, la situazione è sull’orlo del precipizio. Qualche apprendista stregone sta usando questa città per una delle prove di autosufficienza su cui si fonda la «natura maggioritaria» del Pd. E ancora una volta Bologna viene ridotta a palcoscenico, simbolo, vetrina.





