Pensiamo male e non lo nascondiamo. Abbiamo pensato male quando a giugno sono stati firmati i «patti» per la sicurezza nelle città italiane. Abbiamo pensato male, di nuovo, quando il sindaco di Roma Walter Veltroni ha lanciato la sua campagna contro i rom. Abbiamo pensato male quando il sindaco di Firenze Leonardo Domenici ha emesso la sua ordinanza anti-lavavetri. E abbiamo pensato male quando ieri i sindaci suddetti, più Cofferati – basta la parola – e Letizia Moratti, hanno fatto tappa al Viminale per l’ennesimo incontro con il ministro dell’interno Giuliano Amato.
Incidentalmente, abbiamo pensato male anche quando l’ex capo della polizia Gianni De Gennaro è stato promosso a capo di gabinetto di Amato. Pensiamo male perché, al contrario di ciò che ripetono ossessivamente i telegiornali e i quotidiani che dominano l’oligopolio italiano dell’informazione, crediamo che non ci sia alcuna emergenza «sicurezza». E crediamo che come parametro di governo delle città il «decoro» sia un concetto tanto vago da prestarsi a diventare randello per qualsiasi eccentricità, dall’ombelico scoperto all’hijab, il velo musulmano. Il fatto che i dati ufficiali del Viminale confermino la nostra impressione non ci conforta. Anzi. Ci spinge a pensare peggio. Cioè a credere che il solletico alla «pancia» di un paese che ha dimenticato di aver esportato emigrati [e criminali] in tutto il mondo sia dominante nel nuovo look dei «riformisti», riassunti nell’icona veltroniana.
Venerdì Amato presenterà un nuovo «pacchetto sicurezza» in consiglio dei ministri. Ci saranno le richieste dei sindaci e qualche altra brutta notizia. Il male che pensiamo è che lo facciano per risalire negli indici di gradimento dei cittadini. Il peggio è che invece ci credano davvero.





