Il Natale è servito nella storia agli scopi più diversi. Non di rado è stato utilizzato dai sistemi di dominio come strumento di consenso per il buonismo consolatorio a buon mercato. Contemporaneamente ha alimentato sentimenti di identificazione in soggetti gravati da oppressioni e povertà e desiderosi di riscatto.
È in questo secondo senso che il “presepio interiore” fu inteso e reso vivo da Francesco d’Assisi agli albori della modernità, quando a Greccio mise un bambino del popolo al posto di Gesù. Il povero che si autovalorizza è il bambino Gesù che nasce di nuovo e che inizia una nuova storia. Attraverso il povero e non per il danaro, nelle città che rivivono, può nascere un nuovo umanesimo. Questo fu il messaggio di Francesco. La storia non è andata né come la speravano le comunità povere ed emarginate che furono alle origini dei racconti evangelici del Natale né come la auspicava la comunità di Francesco. E oggi, in un’epoca di transizione analoga a quelle della gestazione del cristianesimo e dell’umanesimo rinascimentale, siamo ancora una volta lì fra il Natale buonista, oggi strumentalizzato a piene mani dal business, dal mercato profano ma anche da quello sacro, e il Natale-annuncio dal basso di nuova società fondata sulla giustizia e la pace.
Quest’anno c’è un fatto nuovo: il bambinello Gesù nasce fuori-legge. E chi lo espone nel presepio rischia la condanna per complicità. La nuova legge sulla fecondazione assistita infatti proibisce la fecondazione dei single e quella eterologa. La donna single non può accedere alla fecondazione e quella sposata non può essere fecondata da seme maschile diverso da quello del proprio marito. La rigida e assoluta proibizione, che non ammette eccezioni, riguarda anche il concepimento di Gesù. Maria vergine fu fecondata infatti prima di essere sposata e nemmeno dal seme del suo promesso sposo ma per opera dello Spirito. Doppiamente fuori legge, dunque.
Da sempre c’è discussione sull’attendibilità storica della verginità della madre di Gesù. E oggi la ricerca storica, da parte degli stessi studiosi cattolici, ha reso tale verginità molto improbabile. Perfino dal punto di vista teologico la verginità di Maria è contestata. Valorizza meglio la funzione redentrice universale di Gesù e il suo messaggio una filiazione naturale, comune a tutti gli esseri umani, che non il miracolo astruso e incomprensibile della filiazione verginale. Il paradosso sta però nel fatto che proprio chi è più attaccato al dogma della concezione verginale e maggiormente dedito a frugare indecorosamente nel grembo della madre di Gesù sostiene con più determinazione la legge repressiva sulla fecondazione assistita.
Tutta la legge è un grande paradosso. Pretende difendere la vita e in realtà usa il diritto dell’embrione per rafforzare il dominio maschile sulla fonte femminile della vita negando alla donna diritti fondamentali che unici possono proteggere la vita nascente. Gioca spudoratamente su un presunto conflitto fra i diritti del più debole, l’embrione, e i diritti del più forte, la donna, senza tener conto che in tal modo indebolisce la donna e quindi l’embrione stesso che attraverso di lei e solo per lei può sviluppare il progetto di vita di cui è portatore. Pretende porre limiti alla ricerca scientifica, limiti che sono certamente opportuni e necessari, ma lo fa colpevolizzando il desiderio di vita. Pretende colpire il business e gli apre strade nuove fomentando la clandestinità e il ricorso a centri esteri. Pretende difendere il più debole ed esclude i più deboli fra i deboli che sono i progetti di vita di single, di coppie gay e di coppie affette da malattie geneticamente trasmissibili.
Quest’anno sembra ancor più necessario liberare il Natale dalla cultura che contrappone alla natura, al corpo, alle relazioni e agli affetti, potremmo dire con Zagrebelsky contrappone al “diritto”, il dominio della razionalità, sia di quella clericale teologica-dogmatica sia della razionalità della legge senz’anima. E vedere e vivere il Natale come grande metafora del diritto e della responsabilità. È infatti su questa nuova cultura, basata sul primato delle relazioni vitali e sulla ricomposizione di tutti gli aspetti dell’essere umano, che si può e forse di deve fondare in maniera straordinariamente solida l’affermazione dei diritti.
È in una tale linea che la Comunità dell’Isolotto farà quest’anno la Veglia nella notte di Natale in Piazza dell’Isolotto a Firenze.





