Lorenzo Sansonetti collabora con Carta, come grafico. Martedì sera ha salutato, ed è andato alla stazione Tiburtina: sapevamo che un gruppo di ragazzi di Acrobax, rete cittadina per i diritti sociali, avrebbe diffuso un volantino di solidarietà con i lavoratori dei trasporti, quelli che fanno saltare i nervi ai media e alla politica, quando rompono le righe. Lorenzo aveva la sua macchina fotografica digitale: da Genova in poi, tutti sanno che documentare quel che succede è meglio. Lui, poi, che collabora a un settimanale, questo riflesso ce l’ha, diciamo così, per professione. Anche se, in verità, nessuno poteva immaginare che la polizia ferroviaria avrebbe cercato di trasformare un volantinaggio in una micro-Genova, cercando di sequestrare i volantini, intimando ai ragazzi di seguirli nel loro posto di polizia per identificarli (e loro mostravano i documenti, dicendo “annotateli qui, se ci tenete”), trascinando via cinque di loro, tra cui Lorenzo, e affermando di essere stati aggrediti da giovani ragazze alte la metà di loro.
Non si devono sottovalutare, episodi del genere. Roma, si sa, ha un prefetto con la testa sulle spalle, o così si presenta, quel Serra che a Firenze, all’epoca del Forum europeo dei “vandali”, diede di sé una buona prova. Ma qualcosa, stavolta, è sfuggita al controllo. O qualcuno ha voglia di rissa. Dare un volantino è una delle tradizioni, pacifiche, più antiche di qualunque tipo di movimento sociale, e cercare di impedirlo è come mettere cerotti sulla bocca delle persone, per impedire loro di parlare.
Nel caso di Lorenzo, poi, c’è una aggravante molto seria. Lui non è un “giornalista professionista”, ma, come sappiamo tutti, dal segretario della Federazione della stampa in là, la comunicazione è una attività generalizzata, per fortuna. Questi movimenti di oggi producono, tra l’altro, informazione. E Lorenzo è uno di noi, di Carta, che appunto è un giornale indipendente. Strappargli la macchina fotografica, trascinarlo via con la forza, fargli passare una notte in cella, sono tutte cose che capitano in regimi politici molto peggiori del nostro (e ce ne vuole).
Allora, hanno qualcosa da dire, i colleghi (alcuni dei quali, quelli del Corriere della Sera, edizione romana, hanno passato in pagina, senza sentire l’altra versione, le menzogne della polizia)? Oppure, pensano che, finché capitano sventure del genere a un giovane senza “tesserino”, che lavora per un settimanale indipendente, la cosa non li riguarda?
Infine, il giudice per le indagini preliminari, mercoledì mattina, non ha convalidato gli arresti. Tutto finisce in uno sbuffo di fumo velenoso. Ragione di più per dire: no, episodi del genere non devono più accadere.





