Detto francamente, c’è qualcosa di rivoltante, nell’esultanza di media e politici di ogni nazionalità e colore per la cattura di Saddam Hussein. E non solo per la mancanza totale di pudore, di misura e di “pietas” che c’è nel mostrare in diretta, su tutte le tv del mondo, le mani del medico militare nordamericano che fruga nella bocca di quell’uomo esausto e scarmigliato. Il punto è che la cattura di Saddam Hussein è un ulteriore passo dell’illegale, violenta e unilaterale occupazione militare di un paese da parte di un altro paese, o alleanza di paesi. E il fatto che ad essere fatto prigioniero sia un personaggio ripugnante di suo, in quanto dittatore sanguinario, non può cancellare questa verità. Come diceva Edgar Allan Poe dei suoi racconti, data una premessa assurda, lo svolgimento deve essere assolutamente logico, per ottenere la meraviglia e il terrore del lettore, nonché una parvenza di verosimiglianza.
Domenica sera, in uno dei centinaia di tg e speciali e dossier, ho sentito un giurista dire che Saddam Hussein deve essere processato come lo furono a Norimberga, alla fine della seconda guerra mondiale, i gerarchi nazisti; che questo processo deve essere fatto nello stile del Tribunale penale internazionale; che i capi d’imputazione possono spaziare dall’aver Saddam gasato i kurdi, alla guerra sanguinosa contro l’Iran. Quel giurista, o quel che era, ha assommato insieme una quantità di bugie e di ipocrisie, che ci vorrebbero settimane, a digerirle.
Primo. Norimberga è stata il frutto di una alleanza mondiale, sostenuta non dai soli eserciti ma da lotte popolari in mezzo mondo (come in Italia la Resistenza), che ha istituito, contro nazismo e fascismo, la nuova legalità internazionale delle Nazioni unite: proprio quella che la “guerra preventiva” all’Iraq ha, forse definitivamente, seppellito (e non è vero, come tutti ripetono, che l’Onu ha autorizzato a posteriori: il Consiglio di sicurezza non ha mai detto che la guerra fosse, retroattivamente, legale).
Secondo. Il Tribunale penale internazionale esiste, ma non è stato riconosciuto dagli Stati uniti, per la semplice ragione che la superpotenza dominante non accetterebbe mai che suoi militari o politici possano un giorno essere accusati di crimini contro l’umanità. Ad esempio: se una bomba nordamericana uccide un gruppo di bambini afghani, di chi è la colpa? O è una tragica fatalità? E se c’è una colpa, chi è chiamato a sanzionarla?
Terzo. Saddam è stato certamente un despota feroce, per esempio nei riguardi dei kurdi (e degli sciiti, dei comunisti, ecc.). Ma tutti sanno che la guerra contro la neonata repubblica islamica dell’Iran fu sollecitata, finanziata e armata dagli Stati uniti e da varie altre potenze occidentali. Saddam è, per buona misura, stato creato, o comunque rafforzato, da chi adesso, catturandolo e esibendolo al mondo, si pretende restauratore della libertà e della democrazia.
A proposito delle quali, c’è chi dice che sarebbe giusto far processare Saddam dagli iracheni. Giusto. Ma da quali iracheni? Da quelli che gli occupanti hanno nominato governanti, per quanto provvisori, del paese?
Comunque la si rigiri, è una faccenda fosca, che ha un solo significato: siamo tutti chiamati a schierarci, nella guerra tra “terrorismo” e “libertà”. O stai con loro, o stai con noi. E il trofeo con la barba grigia serve a far sapere che i metodi spicci e “preventivi”, legalità o non legalità, danno i loro effetti positivi. Per esempio quel che qualche faccia di bronzo chiama “tirannicidio” (alludendo a una fattispecie anche giuridica che significa una cosa del tutto diversa). Questo modo di abbattere i tiranni non ci rende più liberi.





