Rospi in autobus

031202frog02

Si è molto discusso in passato dell’opportunità o meno di “baciare il rospo”. Molto meno, invece, della necessità di ingoiarlo, quel maledetto animale che ha la sfiga di essere brutto e un po’ schifoso anche se chi se ne intende sostiene che sia molto utile all’ambiente. E siccome probilmente il rospo resta sullo stomaco di chi è costretto a trangugiarlo, ecco che si tenta di mandarlo giù facendo una gran quantità di singulti e rutti più o meno rumorosi.

Perdonate la metafora ma non sappiamo come altro definire i commenti su molti giornali di oggi che stabiliscono un parallelismo, anzi un nesso, tra “la rivolta” di Scanzano Jonico e lo sciopero “selvaggio” degli addetti ai trasporti. Il concetto è per tutti più o meno il seguente: quando le proteste si allargano e coinvolgono un gran numero di persone, perfino non solo quelli direttamente interessati alla vertenza ma addirittura l’intera cittadinanza, allora vuol dire che le cose stanno degenerando e che, certamente, c’è del marcio. In questo modo è più facile per il governo rimangiarsi il rospo che è stato costretto a ingoiare rimangiandosi (scusate l’insistenza della metafora intestinale) il decreto che indicava in Scanzano Jonico il sito “più adatto” dove stivare le scorie nucleari. Ed è più facile trovare una ragione al “caos” che ha costretto ogni probo cittadino a far uscire dal garage anche la terza o quarta auto di famiglia perché non circolavano i mezzi pubblici e i taxi scarseggiavano.

Si dirà: ma il blocco dei mezzi pubblici non ha colpito tanto chi è munito di una mercedes, una smart, una clio e magari una moto di grossa cilindrata, quanto i pendolari delle periferie, chi di auto ne ha a mala pena una sola. Ebbene, saremo ingenui ma noi continuiamo a pensare che lo sciopero degli autoferrotramvieri (di per sé impopolare, persino più di quello dei medici o degli impiegati delle poste) non sia stato fatto per desiderio luddista o per bieca provocazione nei confronti del governo ma molto semplicemente perché si tratta di una categoria che, di anno in anno, ha visto peggiorare le proprie condizioni di lavoro. Direte: anche altre categorie di lavoratori hanno subito la stessa sorte. Ecco

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