Non lo accettiamo

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Quel che pensiamo noi è che con il decreto razzista contro rom e rumeni, più ancora che con il voto contro la Commissione d’inchiesta su Genova, è finita l’epoca del politicamente opportuno. L’epoca in cui si poteva pensare che il governo Prodi è migliore di quello che l’ha preceduto. Si è oltrepassata una soglia. Quel che avviene è intollerabile: lo è a tal punto che la tentazione di usare parole gravi – razzismo, deportazioni, pogrom – è invincibile, anche se vana. Si può spiegare, in parole politiche, perché i ministri della sinistra abbiano votato sì a quel decreto. Si può anche capire, con le parole del marketing, perché il sindaco di Roma e leader del Partito democratico abbia additato come colpevole di un crimine orribile – commesso da una persona, e la responsabilità penale è personale – un’intera comunità. Anzi un genere di persone, quelle accampate malamente nelle baraccopoli in cui il disprezzo delle istituzioni pubbliche – come il comune di Roma – li ha rinchiusi. Se ci si sintonizza sui tempi che corrono, si capisce tutto.
Ci si è chiesti come facessero i cittadini di quel certo paese – la Germania degli anni trenta, la Francia antisemita di fine Ottocento, gli Stati uniti dello sterminio dei nativi americani – ad accettare che i loro vicini di casa, esseri umani come tutti sebbene con lingue e religioni e culture diverse, fossero vilipesi, deportati, espulsi in un modo o nell’altro dal cerchio comune della cittadinanza, e persino dell’umanità.
Noi non lo accettiamo. Speriamo che le centinaia di migliaia che dissero a Roma il 20 ottobre scorso, non un secolo fa, che esiste un’Italia diversa, impediscano a questo o a qualunque altro governo di usare in questo modo il suo potere. Contiamo che coloro che saranno in piazza a Genova, il 17 novembre, testimonino che la ragione per la quale fummo aggrediti, sei anni fa, sta appunto nel fatto che volevamo difendere l’umanità tutta intera.

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