Perché proprio ora Giuseppe D’Avanzo, e la Repubblica hanno deciso di pubblicare pagine e pagine su quel che avvenne nella caserma di Bolzaneto nei giorni del G8 del 2001? Quel che D’Avanzo ha scritto è noto. Sulle autentiche torture subite da decine di fermati sono stati scritti volumi: Carta pubblicò una «sceneggiatura», ricavata dalle testimonianze riferite dalle carte dei magistrati, tre anni fa. Non fummo i soli, anche se una tale vastità di dettagli non era ancora apparsa. Lo stesso infermiere carcerario, Marco Poggi, che D’Avanzo intervista oggi, ha pubblicato un libro. E le richieste di rinvio a giudizio nei confronti degli agenti sotto processo risalgono a giorni fa.
E allora, perché adesso? Valerio Onida, giurista, scrive a sua volta, sulla Repubblica, che le accuse sono state contestate «non da qualche gruppo no global, ma dai pm». Ci vorrebbe più rispetto: i «no global» sono non solo le vittime delle torture, ma anche coloro che, in parallelo ai giudici, hanno documentato quel che è accaduto a Genova.
Resta il punto che D’Avanzo giustamente solleva: possibile che pubblici ufficiali processati per fatti così gravi restino al loro posto? Poggi, l’infermiere, dice a D’Avanzo: «E’ questa la mia amarezza, vedere i De Gennaro… al loro posto, spesso più prestigioso del
passato, come se a Genova non fosse accaduto nulla».
In passato polemizzammo con D’Avanzo, che non riteneva giusto incolpare De Gennaro della Diaz in quanto capo della polizia. Ora anche De Gennaro è inquisito per aver spinto l’ex questore di Genova a mentire ai giudici. Ma nel frattempo fa il dittatore dei rifiuti a Napoli. Forse anche D’Avanzo ha cambiato idea sull’ex capo della polizia?





