Il «modello Roma» di Walter Veltroni si è infranto sullo scoglio dell’eccesso: di sicurezza, di cemento, di traffico, di centri commerciali, di quel turismo che fa salire il Pil, di consenso sui media, di «modernità». E su quello opposto: sottrazione di territorio, di abitazioni, di spazi sociali, di partecipazione dei cittadini. Ma si è infranto ancora di più quando i cittadini di tutta Italia hanno capito che l’ex sindaco voleva esportare quello stesso modello e costruire su di esso la nuova politica del Partito democratico.
Roma è stata una cavia e, come tutte le cavie, aveva un destino segnato, in nome del progresso della scienza. L’esperimento è fallito e le magnifiche sorti e progressive dell’umanità sono tornate ad essere solo un topolino da laboratorio. Nelle mani di Gianni Alemanno, che, probabilmente senza invenzioni mirabolanti ma utilizzando l’armamentario nazional-sociale dei tempi andati, farà affari d’oro con i costruttori, farà valere le sue energiche opinioni sulla sicurezza, farà impennare il Pil con il turismo, magari con la benedizione di Santa Madre Chiesa e l’appoggio di giornali amici.
Tutto più o meno uguale, dunque. Salvo un particolare: questa volta potrebbero essere i cittadini a inventare un «modello Roma», a progettare una città-laboratorio che sul legame sociale, sull’abitare, su una politica inclusiva e ospitale, sulla possibilità di una mobilità non feroce, sul rispetto dei luoghi e dei territori, su un’economia non di rapina rovesci il paradigma della «modernità» veltroniana e quello del «populismo» di Alemanno. Qualcuno ha già cominciato a pensarci, come i movimenti per la casa, che si incontreranno al Regina Elena di Roma martedì 13, alle 18. Noi dei Cantieri sociali, che vantiamo un occhio assiduo e tenace sulla città, proponiamo una «Questione romana» atto secondo, dopo quella del 2006, e invitiamo chiunque sia interessato all’incontro del 27 maggio, alle 18, nella nostra redazione.





