La nuova politica

060110marcos02k

Le affermazioni del subcomandante Marcos il 2 di gennaio a San Cristòbal de Las Casas ci obbligano a porre maggior attenzione a quel che c’è di nuovo nell’"Altra campagna". Voglio mettere in rilievo tre elementi centrali, che corrispondono a quel che possiamo identificare come un nuovo modo di fare politica: il dialogo come principio etico: la ricerca di nuove forma di partecipazione; la responsabilità collettiva per il successo dell’"Altra campagna".

In primo luogo, la Sesta Dichiarazione della Selva Lacandona è un invito generale a partecipare alla lotta anticapitalista per vie pacifiche, con il fine di formulare una nuova costoituzione politica e consolidare nuovi modi di fare politica. L’appello permette così il dialogo aperto tra diverse organizzazioni e persone che cercano di resistere alla marginalizzazione, alla discriminazione e al disprezzo. Benché lo zapatismo si sia definito a partire dalla sua base indigena, non si è limitato alle sue richieste particolari, ma ha cercato di dimostrare che l’esclusione comincia con il disprezzo verso le persone differenti, siano queste indigene o gente marginalizzata per la sua condizione economica, le sue preferenze sessuali o il suo genere. Il dialogo è una forma di comunicazione che precede le decisioni politiche perché crea uno spazio in cui nessuna posizione può auto-legittimarsi come quella “corretta” e dove tutti sono tenuti ad accettare, e mettere in valore, la propria relatività. Conoscendo più a fondo questa diversità di posizioni ed esperienze, si arricchisce la comunicazione e si promuovono punti di accordo, se non di consenso assoluto.

A proposito di questo punto, Marcos a San Cristòbal ha insistito: “Vi chiediamo di discutere senza sentire di dover convincere… E’ necessario che i ‘sestini’ di ogni luogo aprano spazi perché tutti parlino”. Tuttavia, non si tratta di dialogare per dialogare. Bisogna arrivare a decisioni, e in questo momento contano inevitabilmente i calcoli politici strategici e tattici; però si tratta di badare il più possibile a che le decisioni che si prendono non escludano, in nome di un falso accordo, le proposizioni di tutti i partecipanti. Quel che Marcos chiama “la salute interna” dell’"Altra campagna" dipenderà da questa doppia capacità di, da un lato, mantenere vivo il dialogo con i diversi gruppi aderenti, e per l’altro arrivare a decisioni che siano legittimate dalla loro origine democratica e collettiva. Possiamo aggiungere che l’impatto dell’"Altra campagna" non si limita alla creazione di una piattaforma politica propria, ma dal fatto che deve incidere nell’orientamento del paese, ottenendo di convincere altri settori della necessità di cambiamenti di fondo che nel contesto attuale latinoamericano non possono essere scartati some idee marginali o superate dal dominio neoliberista.

La capacità di incidere nella politica nazionale e internazionale è tradizionalmente legata alla competizione elettorale e alla conformazione partitica degli spazi istituzionali. In Messico, la possibilità di conquistare la vittoria elettorale di Amlo [Andrés Manuel Lòpez Obrador, candidato del centro sinistra alle prossime elezioni presidenziali di luglio, ndt.] ha provocato aspettative di una trasformazione delle politiche pubbliche nel prossimo sessennato [i presidenti messicani restano in carica sei anni, ndt.]. Indipendentemente dalle ampie simpatie che la candidatura presidenziale del Prd [Partido de la rtevoluciòn democratica, di centrosinistra, ndt.] provoca, restano seri dubbi sul modo in cui la campagna elettorale viene condotta [per esempio la qualità dei coordinatori della campagna, l’alto costo della stessa, il processo di selezioni dei candidati, le alleanze strategiche, le stesse proposte di sviluppo, ecc.].
Questi dubbi non sono esclusivi di un solo partito, ma riguardano tutti i partiti in misure differenti, sono parte della cultura politica della democrazia elettorale nel mondo, e generano uno scetticismo crescente tra gli elettori nei confronti di questo modo di fare politica. Pertanto, sarebbe un errore dar la colpa all’"Altra campagna" per una eventuale caduta di partecipazione elettorale nel 2006.

Per spiegare questo disincanto verso il sistema elettorale bisognerebbe analizzare la storia recente dei principali partiti. Quel che l’"Altra campagna" offre è la possibilità di riconoscere questi limiti e di rinnovare le forme della partecipazione, perché includano sì le elezioni ma non si limitano a questo. Ancor più, si tratta di enfatizzare la ricerca di nuove forme di partecipazione che riescano a dare forza e continuità al dialogo pubblico, evitando il sovradimensionamento [mediatico, finanziario e politico] dei processi elettorali. In questo modo le elezioni corrisponderebbero alle inquietudini della popolazione organizzata e cesserebbero di essere una attività separata delle élites politiche. Questa è una preoccupazione degli zapatisti fin dal 1994, che ora la rilanciano di fronte a una congiuntura elettorale. Nelle parole di Marcos, l’"Altra campagna" non deve essere realizzata in maniera ostentata, deve piuttosto essere aperta alle minoranze, e il nemico principale non è un partito o l’altro, ma il sistema nel suo insieme.

Infine, l’Ezln afferma che il successo dell’"Altra campagna" dipende da tutti e non solamente da loro. La responsabilità collettiva di questo nuovo modo di far politica deve essere assunta dai gruppi e persone che hanno aderito alla Sesta. Con ciò si apre la possibilità che il contenuto dell’"Altra campagna" sia forgiato dal dialogo e dal desiderio di partecipazioni di coloro che hanno trovato nella Sesta vari punti che condividono. Manca l’arricchimento di questa convergenza con nuove proposte e azioni che corrispondano alle necessità particolari di ciascun gruppo. Il problema maggiore è come articolare questa diversità di lotte in una campagna a largo spettro, soprattutto quando le politiche governative intendono indebolire, dividere o cooptare organizzazioni che hanno bisogno di risorse per mantenersi come movimenti indipendenti. Per evitarlo, manca una maggiore articolazione con altri settori della popolazione locale in ogni regione e che i comitati di solidarietà appoggino organizzazioni che finora non sono conosciute quanto l’Ezln. Alla fine dei conti, l’"Altra campagna" è una responsabilità di tutti gli aderenti e non solo dell’Ezln.

invia per mail torna su
dello stesso autore
Archivio degli editoriali
Seleziona un periodo
20 ottobre 8 luglio 8 marzo abbonamenti abiti puliti aborigeni acqua Afghanistan africa agricoltura agricoltura biologica agricoltura biologica. decrescita agricoltura. decrescita Aiab Aids altra economia altra politica Amazzonia ambiente America latina animalisti Annapolis antifascismo antimafia antirazzimso antirazzismo antirzzismo anziani api Argentina Armenia armi Atene 2006 atomiche Australia auto autoproduzione aziende Balcani Bali Banca mondiale Bangladesh banlieues basi militari Basilicata bene comune beni comuni bilanci partecipativo biocarburanti biologico Birmania bitch Bolivia Bolkestein Bologna Brasile brimania Britel Bulgaria Calabria calcio cambiamenti climatici cambiamento climatico Campania cantautore cantieri cantieri sociali Caracas 24/29 gennaio carbone carcere Casa catania Caucaso cemento censura centri sociali cgil Chavez chiaiano chiapas Ciad ciampino cibo Cile Cina cinema Cipro città cittadinanza clandestini clandestino clima Colombia commercio commercio equo commercio equo. decrescita comunicazione conoscenza consumi consumo critico contadini controvertice cooperazione cornelio cornelio bizzarro cosa rossa cpt crisi alimentare critical mass Cuba De Gennaro Deavos decrescita decrescita. agricoltura biologica democrazia detenuti detenzione diritti diritti globali diritti umani disarmo documentario donne droghe ecologia ecomafia economia Ecuador editoria Egitto