La Termovalorizzazione della Tav

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“L’opposizione al progetto è variegata, eterogenea ma ben organizzata tanto a livello della sua logistica che sulla rete delle comunicazioni. Noi [*] non disponiamo di informazioni sulle fonti di finanziamento che meriterebbero di essere esaminate al fine di vedere quali sono le lobbies che si possono nascondere dietro a questi gruppi di pressione”.

L’opposition au projet est variée, hétérogène mais bien organisée tant niveau de sa logistique que ses relais de communications. Nous ne disposons pas d’information sur ses sources de financement qui mériteraient d’être examinés afin de voir quels sont les lobbies qui pourraient se cacher derrière ces groupes de pression [http://"europa.eu.int/comm/ten/transport/priorityprojects/index_fr.htm .":http://europa.eu.int/comm/ten/transport/priority_projects/index_fr.htm
Rapport final, Avril 2006, pagina 21]_

[*] Noi, [Noio, per dirla con Totò e Peppino] sono nove personaggi in cerca di committenti, impiegati a vario titolo in una società di consulenza e certificazione internazionale cui la Responsabile dell’attuazione dell’ormai mitico corridoiocinque, signora Loyola De Palacio, ha affidato la verifica dell’ iter progettuale del tunnel di valico da 53 chilometri della linea ferroviaria ad alta velocità Torino Lione.

Un commando di esperti danesi e belgi [con un tedesco di complemento] che nelle centosessanta pagine del rapporto finale di un esame ben più ampio e articolato promuovono senza significative riserve [ma soprattutto senza nessun pudore] un lavoro che pure in tutti questi anni ha subito critiche feroci e non solo dal popolo No Tav. Una equipe che se si fosse risparmiata l’eccesso di zelo rappresentato dalle quattro righe con cui inizia questa riflessione, avrebbe anche potuto accreditarsi come super partes: molto documentati [fanno fede i sette corposi allegati a corredo del rapporto finale], di certificabile competenza tecnica, fuori dalla mischia [né italiani né francesi], avrebbero anche potuto impressionare quella parte di opinione pubblica sempre più importante [come dimostra il recente esito elettorale] comunemente definita come “gli indecisi”. Il loro lavoro avrebbe dovuto rappresentare l’asso nella manica per la coordinatrice di Bruxelles la cui venuta a Torino, il giorno dopo il venticinqueaprile, a liberare Bresso, Saitta e Chiamparino dall’opposizione al sogno post-olimpico di poter posare la prima pietra del corridoio transoceanico Atlantico/Pacifico.

Invece l’infortunio fantapolitico degli “espertindipendenti” assieme alla classica fuga di notizie che aveva permesso al sole di anticipare di ventiquattrore la notizia, hanno costretto la nobildonna iberica a giocare in difesa una partita che avrebbe dovuto vederla in un ruolo di attacco: la mattinata nel salone della Prefettura sabauda si è infatti aperta con le reiterate scuse per la pubblicazione preventiva [e imprecisa] da parte di alcuni quotidiani italiani di anticipazioni sul contenuto del rapporto. Cosa che la coordinatrice di corridoio avrebbe voluto essere oggetto di corretta ed esclusiva comunicazione ai Sindaci della Valle di Susa con cui, a novembre dello scorso anno, aveva assunto l’impegno di far studiare gli studi. Un imbarazzo cui si era già unito, con dichiarazioni pubblicate su La Stampa, lo stesso Architetto Mario Virano, responsabile dell’Osservatorio deciso a Palazzo Chigi dopo i fatti di quest’inverno; [uno strumento ancora tutto sulla carta e il cui avvìo dei lavori resta subordinato ad un accordo politico rinviato dal vecchio al nuovo Governo]. E molto cauti sono apparsi anche gli interventi degli Assessori di Provincia e Regione Campia e Borioli.

Forse perché, anche se nell’ovattata atmosfera del Palazzo non se ne poteva percepire la colorata e rumorosa presenza, il popolo NoTav era di nuovo a fianco dei propri Sindaci, sotto i portici severi della Prefettura, intervistato da tele e radiogiornali che parevano schizzati fuori da una lunga crisi di astinenza, capace di trasformare ancora una volta un passaggio che si preannunciava difficile in una ripartenza, come sa fare la gente di montagna.

Scheda: la notizia com’è stata riassunta dalle agenzie
Centinaia di persone radunate davanti alla prefettura di Torino per manifestare contro La Tav. Una contestazione che ha costretto Loyola De Palacio, coordinatore del corridoio 5 ed ex commissario europeo, che era scesa a presentare il rapporto sull’alta velocità redatto da un gruppo di saggi da lei nominati, ad entrare e uscire da un ingresso secondario.

Secondo le prime indiscrezioni apparse sin da ieri sui giornali la progettazione redatta da LTF [la società incaricata dai Governi Italiano e Francese] su previsioni di traffico e sugli aspetti relativi ad ambiente e salute sarebbero coerenti con la possibilità di costruzione della nuova linea. Secondo il dossier commissionato dalla Ue “la linea è necessaria” e le precauzioni prese fino ad ora sono sufficienti. Si aggiunge però che “è necessario realizzare la valutazione di impatto ambinetale anche per il cunicolo esplorativo del Venaus” (quello bloccato nel dicembre scorso dalle proteste degli abitanti della val di Susa). Ma lo stesso sindaco di Torino Sergio Chiamparino, minimizza l’importanza del rapporto Ue: “Non sarà solo quello che deciderà l’esito dei lavori serviranno altri rapporti e altro materiale. La strada giusta è quella dell’Osservatorio tecnico costituito a Palazzo Chigi che deve rimanere in piedi fino al completamento dell’opera”.

Nel frattempo i promotori della protesta tornano a farsi sentire. “Chiederemo al più presto un contraddittorio tra i consulenti della Ue ed i nostri tecnici” dice Antonio Ferrentino, presidente della comunità montana Bassa Val di Susa che critica la perizia. “A pagina 21 c’è un’affermazione gravissima, per la quale siamo pronti a ricorrere in sede legale: si interrogano su quali siano i gruppi di pressione che stanno dietro a questo movimento. E’ inaccettabile che si parli di gruppi di pressione dietro un movimento che sta solo cercando di capire se è ancora possibile la vivibilità di del territorio!”

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