Il dispotico regno di Sarkò
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I paesi del Mercato comune sudamericano [Mercosur] «deplorano che nazioni tradizionalmente produttrici di correnti migratorie non riconoscano, in base al principio della reciprocità storica, la responsabilità condivisa tra i paesi di origine, transito e destinazione dei flussi migratori»: è uno dei passaggi centrali della dichiarazione finale del XXXV vertice del blocco regionale, chiuso ieri nella località argentina di Tucumán, in cui su istanza del presidente della Bolivia Evo Morales i rappresentanti dieci stati latinoamericani presenti hanno modificato all’ultimo minuto il testo, sostituendo alla parola «preoccupazione» il «rifiuto» della cosiddetta ‘direttiva sui rimpatri’ approvata dal Parlamento europeo. Il Mercosur «rivendica il contributo positivo dei latinoamericani nei paesi dell’Unione Europea, sia in campo sociale che in quello culturale ed economico» – si legge nel documento – evidenziando la necessità «che i paesi sviluppati adottino politiche per evitare le asimmetrie internazionali, i sussidi multimilionari che distorcono la competitività, la mancanza di apertura dei loro mercati ai prodotti dei paesi emergenti e, nello sviluppo, approfondiscano le cause delle migrazioni, come la povertà strutturale, l’esclusione sociale e la disuguaglianza delle opportunità». La Ue è stata invitata ad attuare «politiche di promozione dei diritti umani e di ampia inclusione», rafforzando il dialogo e la cooperazione internazionale «per promuovere lo sviluppo dei paesi di origine dei migranti, facilitare la loro integrazione e garantire le condizioni necessarie al loro ritorno volontario negli stati di provenienza». Assumendo la presidenza temporanea del Mercosur, il presidente brasiliano Luiz Ignácio Lula da Silva ha ribadito che «il vento freddo della xenofobia soffia ancora una volta con false risposte alle sfide dell’economia e della società» aggiungendo che all’imminente G8 in programma in Giappone chiederà anche spiegazioni ai ‘potenti’ del mondo sulle loro responsabilità nell’aumento dei prezzi dei carburanti e degli alimenti; la presidente argentina Cristina Fernández de Kirchner ha giudicato «francamente inammissibile una direttiva che ci riporta ad epoche di xenofobia che credevamo superate»; direttiva che per la collega cilena Michelle Bachelet «può ledere gravemente i diritti umani per il trattamento denigratorio previsto nei confronti dei migranti, quando indica che anche i bambini e gli adolescenti possono essere deportati in paesi terzi». Il presidente uruguayano Tabaré Vázquez ha ricordato che «nessuno emigra per piacere, ma per necessità»; «Io – ha detto – sono nipote di spagnoli, francesi e italiani che furono ricevuti a braccia aperte in America Latina». «Si diceva che noi indigeni non avessimo un’anima» ha detto Morales, ricordando le disquisizioni che abbondavano in Europa ai tempi della cosiddetta ‘scoperta’ delle Americhe, «ma l’anima degli europei dov’è?». Per il presidente venezuelano Hugo Chávez «la direttiva legalizza la barbarie…Già abbiamo un ‘muro della vergogna’ in Messico, agli europei costerebbe molto di più perché pretendono di innalzarlo nell’Oceano Atlantico». Riguardo alla crisi alimentare causata dall’impennata dei prezzi dei generi di prima necessità, il Mercosur ha ricordato che «quasi 900 milioni di persone nel mondo soffrono la fame…ma la causa principale della crisi è strutturale e risponde ai sussidi alla produzione e all’esportazione ed altre barriere applicate dal Nord del mondo», insistendo anche sull’importanza di «un risultato giusto ed equilibrato» dei negoziati di Doha in seno al’Organizzazione mondiale del commercio [Omc/Wto]; Chávez ha proposto di creare un ‘fondo per l’emergenza alimentare’ finanziato con un dollaro per ogni barile di petrolio venduto sopra ai 100 dollari a cui il Venezuela, quinto produttore mondiale di greggio, contribuirebbe da solo con 920 milioni di dollari l’anno.
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Salviamoci
Salviamoci! …ma da che cosa, verrebbe da chiedersi. La storia è lunga e particolare e per salvarsi occorre usare la testa, pensare attraverso schemi diversi, riorganizzare il pensiero. La canapa è al centro della storia del corto/documentario Salviamoci. Due generazioni a confronto, due forme di pensiero.. o forse no!



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