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L’annullamento con rinvio della Cassazione dell’ordinanza sul sequestro preventivo, emessa dal Tribunale del Riesame di Napoli nell’inchiesta sul ciclo dei rifiuti in Campania, “comporta la necessita’ di rideterminare il valore del sequestro preventivo da parte del Tribunale del Riesame di Napoli”. Lo precisa Impregilo in una nota, facendo riferimento alle notizie di stampa riguardanti il deposito della sentenza della Suprema Corte. Impregilo sottolinea che il Tribunale del Riesame di Napoli “dovra’ uniformarsi al principio di diritto enunciato dalla Suprema Corte e tenere conto dei rilievi da quest’ultima formulati”.
Il sequestro di 750 milioni di euro nei confronti di Impregilo, afferma la Cassazione, e’ stato disposto “semplicisticamente” in quanto, anche solo considerando “la voce piu’ consistente di profitto relativa alla tariffa di smaltimento dei rifiuti effettivamente incassata dall’Ati (301.641.238,00 euro)”, il gip del tribunale del Riesame di Napoli non si e’ “fatto carico di verificare se l’Amministrazione pubblica abbia o no comunque tratto una qualche utilita’, sia pure parziale, dal servizio prestato dall’Ati, che non e’ stato connotato costantemente di illiceita’ e si e’ protratto per lungo periodo, senza alcuna formale contestazione da parte dell’Amministrazione beneficiaria in relazione, quanto meno, a quella parte di attivita’ non dissimulata”.
Le Sezioni Unite Penali, con la sentenza 26654 depositata oggi, spiegano il perché lo scorso 27 marzo hanno annullato il decreto con cui il gip del Tribunale di Napoli, nel quadro dell’inchieta della Procura sui rifiuti, aveva disposto il sequestro di circa 750 milioni di euro nei confronti di Impregilo e delle controllate Fibe, Fibe Campania e Fisia Italimpianti. In particolare, la Suprema Corte ha rinviato gli atti al Riesame di Napoli che dovra’ ora provvedere a ricalcolare al ribasso l’entita’ del sequestro preventivo.
Scrivono i supremi giudici che “deve intendersi per profitto del reato il vantaggio economico di diretta e immediata derivazione causale dal reato, che va determinato tenendo conto dell’utilita’ eventualmente conseguita in concreto dal danneggiato”.
La vicenda ha avuto origine lo scorso giugno, quando il gip dispose il sequestro di circa 750 milioni di euro nei confronti di Impregilo e delle aziende controllate nell’ambito dell’inchiesta sul ciclo di smaltimento dei rifiuti solidi urbani in Campania.
Il gip aveva stabilito anche il divieto di contrattare con la Pubblica amministrazione per un periodo di un anno in relazione alle attivita’ di smaltimento, trattamento e recupero energetico dei rifiuti.
Il ricorso presentato da Impregilo contro la misura cautelare era stato respinto il 24 luglio 2007 dal Tribunale del Riesame di Napoli.
Da qui il ricorso in Cassazione che ieri, nelle motivazioni con cui ha accolto le richieste di Impregilo, afferma che “il profitto del reato nel sequestro preventivo funzionale della confisca, nei confronti dell’ente collettivo, e’ costituito dal vantaggio economico di diretta e immediata derivazione causale dal reato ed e’ concretamente determinato al netto dell’effettiva utilita’ eventualmente conseguita dal danneggiato, nell’ambito del rapporto sinallagmatico con l’ente”.
Per quanto riguarda poi il valore delle opere realizzate nella costruzione dell’inceneritore di Acerra (pari ad una somma di 103.404.000,00 euro) la Cassazione spiega che “non sembra potersi considerare, allo stato, profitto del reato, considerato che pacificamente la realizzazione di dette opere e’ stata fronteggiata con capitali delle societa’ appaltatrici”. Il sequestro annotano, ancora i supremi giudici, e’ stato disposto sulla base del fatto che “graverebbe sulla nuova affidataria l’onere di rimborsare al gruppo ‘Impregilo’ la somma”.
Ma il giudice “omette di precisare se tale rimborso abbia o no avuto seguito e non si fa carico di verificare, al fine di una piu’ esatta determinazione del profitto del reato, l’eventuale utilitas concretamente tratta dall’Amministrazione pubblica, nella cui disponibilita’ e’ stato posto il termovalorizzatore di Acerra, per completarne la realizzazione”.
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Salviamoci! …ma da che cosa, verrebbe da chiedersi. La storia è lunga e particolare e per salvarsi occorre usare la testa, pensare attraverso schemi diversi, riorganizzare il pensiero. La canapa è al centro della storia del corto/documentario Salviamoci. Due generazioni a confronto, due forme di pensiero.. o forse no!



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