L’imboscata
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La repubblica separatista georgiana dell’Ossezia del sud ha mobilitato i riservisti e minacciato di ricorrere alle armi contro le forze georgiane dopo l’uccisione di due persone questa notte in pesanti scontri a fuoco.
Né Tbilisi né i separatisti hanno ammesso di aver violato il cessate il fuoco in vigore, lanciandosi accuse reciproche.
Le autorità della provincia autonoma hanno detto all’emittente russa Vesti-24 che la Georgia ha iniziato a bombardare la capitale separatista Tskhinvali con colpi di mortaio intorno alla mezzanotte di ieri. “Poi è seguita una sparatoria”, ha riferito la tv, che ha mostrato immagini di feriti portati in via in ospedale a Tskhinvali.
Il comandante della forza di peacekeeping georgiana nella zona di conflitto ha detto che i militari georgiani sono stati costretti ad aprire il fuoco dopo che i separatisti hanno bombardato diversi villaggi georgiani. Il comandante ha detto di non avere notizie di vittime dalla sua parte.
“E’ una provocazione studiata organizzata dai georgiani”, ha detto il leader separatista Eduard Kokoity in una dichiarazione trasmessa da Vesti-24. “Dimostra che la Georgia non intende risolvere pacificamente i conflitti in Ossezia del Sud e Abkhazia”.
L’Abkhazia e l’Ossezia del Sud si sono separate dal potere centrale durante le guerre degli anni ‘90 contro Tbilisi. La Russia, che ha inviato peacekeeper in entrambe le repubbliche, che non sono state riconosciute, ha fornito aiuti morali e finanziari ai ribelli. Il presidente georgiano Mikheil Saakashvili, che vuole portare il suo ex stato sovietico nella Nato e nell’Unione europea, considera la reintegrazione con le due regioni una priorità.
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