Fiducia
La figlia non illegittima del neoliberismo
«L'opposizione è nelle nostre mani». L'11 ottobre in piazza
Si svolgerà domani in piazza Montecitorio, a partire dalle 11, il sit-in organizzato dalle associazioni dei precari della scuola: la manifestazione, che si protrarrà sino alle 17, è stata organizzata per protestare contro il taglio di 130mila posti tra docenti ed Ata, contenuto nel decreto legge n. 112 pubblicato il 25 giugno scorso, e contro il disegno di legge sul nuovo reclutamento n. 953, il cosiddetto Aprea, in discussione proprio in questi giorni presso le commissioni Cultura: due provvedimenti che se trasformati in legge minerebbero seriamente le possibilità di lavoro di decine di migliaia di precari.
Al sit-in, promosso dai Comitati italiani precari e dalla Rete docenti precari, prioritariamente per tutelare i diritti di quelli ‘storici’, abilitati ed in attesa del ruolo anche da oltre 20 anni, parteciperanno diverse componenti sindacali e di estrema sinistra: ci saranno infatti il Cidi, i Cobas, la Gilda degli insegnanti, la Cub Scuola, ma anche Rifondazione comunista, i Comunisti italiani, la Sinistra democratica e la senatrice del Pd Mariangela Bastico, presidente della commissione Cultura alla Camera nell’ultimo governo Prodi.
Gli organizzatori speravano in una manifestazione che si protraesse anche oltre le 17, ma la questura romana non è andata oltre le sei ore.
Hanno però già fatto sapere che basteranno per mandare un forte messaggio di dissenso nei confronti della politica intrapresa dal governo sulla scuola: da tutta Italia confluiranno docenti e lavoratori della scuola appartenenti alle tante associazioni dei precari già presenti all’incontro preliminare dell’11 luglio a Roma. Il malcontento del personale scolastico, in particolare quello non di ruolo, del resto ha raggiunto livelli alti: oltre ai preannunciati tagli, tra i precari serpeggia il timore per gli sviluppi della riforma del sistema di reclutamento, attualmente in discussione presso le commissioni Cultura di Camera e Senato: se il ddl, presentato dall’on. Valentina Aprea (Fi) dovesse infatti andare in porto non ci sarebbe più molto spazio per i circa 300mila precari vincitori di concorso attualmente in lista d’attesa. Liste che, sempre per le associazioni dei precari, rischiano di sparire assieme ai diritti dei tanti lavoratori che per anni hanno lavorato per la scuola.
“Questo Governo – spiega Maristella Curreli, presidente dei Cip – dimentica che la scuola pubblica deve essere di tutti e per tutti, che l’istruzione non è merce da vendere e acquistare ma è investimento e non spesa, promozione civile e non addottrinamento”. A proposito del ddl sul nuovo reclutamento, che prevederebbe anche la chiamata diretta dei presidi, il leader dei Comitati italiani precari è convinta che sottrarrebbe la “libertà di pensiero espropriando i diritti legittimi maturati nel tempo dai docenti precarizzati da decenni di malgoverno dell’istruzione”.
Una politica che anche secondo la Gilda rischia di “smantellare la scuola statale. Se fossero confermate le cifre previste dalla nuova Finanziaria, si tratterebbe di un ulteriore e grave colpo al nostro sistema dell’istruzione già messo in ginocchio dai 42 mila posti cancellati dal precedente Governo”. “Questa costante politica di tagli – continua la Gilda – mortifica e demotiva i docenti, già penalizzati da retribuzioni inferiori rispetto a quelle dei colleghi europei, e peggiora ulteriormente la qualità della scuola pubblica. Perciò, se davvero la Finanziaria prevede questi tagli, la Gilda degli Insegnanti chiede al Governo di invertire la rotta di marcia e di investire nel rilancio della scuola statale che rappresenta una delle istituzioni fondamentali della Repubblica”.
Un’analoga posizione è espressa dalla Cub scuola: “Il taglio degli organici senza precedenti che il governo ha deciso – dice Cosimo Scarinzi – rappresenta uno scarto rispetto alle più caute, anche se altrettanto inaccettabili, politiche di smantellamento della scuola pubblica che caratterizzavano la precedente maggioranza. Il sit-in di domani è la prima risposta ed il primo momento di mobilitazione a difesa della scuola pubblica intesa come una scuola di qualità di tutti e di tutte”.
NoNews del 13 Ottobre 2008
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