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Sorpresa: il taylorismo e il fordismo nel sistema produttivo esistono ancora, e con esso gli operai e le operaie che sottostanno ai ritmi della catena di montaggio. Questo raccontano operai e delegati sindacali della Thyssenkrupp e della Fiat nel primissimo appuntamento del Forum di Sbilanciamoci: sette operazioni meccaniche, sempre le stesse, da compiere in un minuto e trenta secondi, per tutto il giorno, finché c’è il posto di lavoro. Questo serve per costruire un’auto, la ripetizione continua di gesti che perdono senso. Con ricadute pesanti sulla sicurezza del lavoro, che diventa solo una possibilità, e sulle malattie professionali, che sono quasi una certezza, specialmente quelle «da sforzo ripetuto».
E’ partito così oggi dalla storica sede Fiom di Mirafiori il sesto Forum «L’impresa di un’economia diversa».
«Sbilanciamoci quest’anno ha scelto Torino per cercare un confronto concreto con il mondo del lavoro – ha detto Giulio Marcon della Campagna – Non possiamo parlare di nuovo modello di sviluppo senza il coinvolgimento e la partecipazione di coloro che più pagano il prezzo del modello vecchio. Operai, sindacati, studiosi e società civile devono incontrarsi e definire come si possono tenere insieme lavoro e diritti, benessere e ambiente».
Non sono tempi facili per il dialogo: quando vivi nella precarietà di un contratto a termine, hai paura a parlare persino davanti ad un caffè. Nei lavoratori più giovani i sindacati devono vincere la diffidenza, l’indifferenza e persino l’ignoranza dei propri diritti basilari. «Nell’immaginario collettivo costruito dalla tv – continua Marcon, l’operaio e il lavoratore non esistono più. Invece proprio oggi il lavoro è un problema per tanti, è il problema. Dobbiamo saper costruire un’alleanza dal basso tra lavoratori e cittadini per restituire diritti dignità e giustizia al mondo del lavoro».
«Mentre a Cernobbio si ripete la consueta liturgia liberista – conclude Marcon, che celebra l’ampliamento dei mercati, la privatizzazione dei servizi, i tagli allo stato sociale, alla scuola, all’impiego statale, noi a Mirafiori proponiamo ricette diverse e soluzioni più lungimiranti, di fronte all’evidente fallimento prodotto dalle strategie fin qui seguite».
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Salviamoci
Salviamoci! …ma da che cosa, verrebbe da chiedersi. La storia è lunga e particolare e per salvarsi occorre usare la testa, pensare attraverso schemi diversi, riorganizzare il pensiero. La canapa è al centro della storia del corto/documentario Salviamoci. Due generazioni a confronto, due forme di pensiero.. o forse no!



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