«Le nozze di Antigone» di Ascanio Celestini, con Veronica Cruciani

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Veronica Cruciani

Scarpe. Tante scarpe affollano la scena quadrata e ristretta in cui si muove l’Antigone di Ascanio Celestini, un’Antigone popolare che parla quell’italiano piacevolmente incerto a cui ci hanno abituato i personaggi di questo artista, ormai tra i maestri del teatro di affabulazione.
Un’Antigone figlia di un partigiano, impegnata in un discorso con il padre, ormai in pensione, che ha bisogno dell’aiuto di “quel ragazzetto del servizio sociale” perché non è più in grado di fare le cose da sé. Un padre-Edipo in qualche modo fedele alla propria etimologia, pessimo corridorea “ma camminatore instancabile”, come diceva sempre la moglie, qualità indispensabile per affrontare la montagna.
E mentre rimette in ordine le molte scarpe di quel camminatore che non è più in grado di badare a se stesso, Antigone ci fa immergere in una storia dai particolari fantastici e crepuscolari, nell’Italia di sessanta anni fa, lacerata dall’occupazione nazista. Un racconto che prende corpo pian piano, grazie alla voce di Veronica Cruciani, in perenne oscillazione tra inquietudine e dolcezza. Una narrazione ipnotica e cullante, che costruisce la sua musicalità sulla ripetizione caratteristica del racconto orale, grazie anche alla regia discreta e asciutta della stessa Cruciani e di Arturo Cirillo.
Un’ennesima prova della fecondità della penna di Celestini questa Antigone, in cui l’artista si è cimentato con una particolare forma di riscrittura, oscillando piacevolmente tra ricordo e presente, tra mito e storia, tra realtà e immaginazione e ancora tra un mito classico e uno moderno. Un testo che è stato segnalato all’edizione 2001 del premio Riccione e ha vinto l’edizione 2003 del premio Oddone Cappellino.
Ed è con l’amarezza che lasciano certe fiabe che apprendiamo alla fine che questo vecchio padre è in realtà già morto, e Antigone si rivolge a lui proprio per ricordarlo, proprio per tenerlo in qualche modo accanto a sé, e per raccontargli lo strano sogno in cui lo ha visto, il sogno in cui suo padre e sua madre si stanno per sposare e Antigone è lì, con loro, e in mezzo a tutta quella confusione sull’altare con il padre ci finisce proprio lei.

Visto a Roma, Teatro Vascello, 30 marzo 2004

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