«Security – fino all’11 settembre» di Raimondo Brandi

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Raimondo Brandi

Sorridere sulle tragedie, mettendo in ridicolo le ipocrisie dietro cui i responsabili – più o meno diretti – si coprono per mantenere la loro “facciata tosta” di ufficialità e autorevolezza, è un meccanismo a cui il teatro di narrazione impegnato in parte ci ha abituato, ma da qui a riderne di cuore c’è un bel salto. È quello che ci fa fare Raimondo Brandi, con la sua indiscutibile carica di comicità, in questa sua “conferenza-spettacolo pseudo ironica” – come viene definita nel programma di sala – che ci porta in giro per il mondo sulla scia degli interessi delle nazioni occidentali e delle instabilità geopolitiche che provocano. Il tutto a partire da una domanda: non c’era proprio modo di prevedere quello che sarebbe successo l’11 settembre? Risate, quindi, che ci fanno anche pensare, suscitando dubbi più che legittimi sulle versioni ufficiali e le responsabilità a senso unico. Teatro delle operazioni: l’America “sotto attacco” del 2001 e la regione degli “stan” (Afghanistan, Pakistan…), attraverso cui devono passare gli interessi (leggi “pipelines”) dell’ormai unica superpotenza mondiale. Il tutto rappresentato su un planisfero/murales dai colori brillanti, realizzato con spray e vernici fluorescenti e che ricorda un po’ i dipinti di Basquiat.
Più che fornire delle teorie, questo spettacolo cerca di stimolare l’attenzione su tutti quei particolari che non vengono riportati dall’informazione di massa, e che possono far vedere la guerra al terrorismo in una luce diversa. Suscitare dubbi, dunque. Uno dei quali dà il titolo allo spettacolo: quello sul security act, la legge americana che prevede che i documenti top secret possano restare tali per massimo 40 anni. E che Bush jr. ha leggermente modificato: d’ora in poi, per rendere pubblico un documento secretato, occorre non solo l’autorizzazione del presidente in carica – che in questo modo può di fatto prolungare la scadenza dei 40 anni – ma occorre anche il consenso di tutti gli ex presidenti, finché sono ancora in vita.

Visto a Roma, Astra Occupato, 14 aprile 2004

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