Potere essere donne

Testo dell’intermezzo “teatrale” proposto dal collettivo Priscille al seminario nazionale del 22 maggio 2004 a Verona dal titolo “Potere essere donne. Sguardi di Giovani Donne sul Potere”

Perché la verità è che a me è la ricerca della parola squisita che mi ha fregata. Una magari la frega il barattolo di nutella da un chilo, lo spasmo per lo shopping, l’idea che in amore si debba per forza soffrire. Niente di tutto questo. A me mi ha raggirata la smania della parola. Mi esalta l’onnipotenza di questa cosa: il potere di creare nuovi mondi fino a quel momento addormentati semplicemente accostando due parole da sempre ignare una dell’altra, inventando e dicendo qualcosa che fino a ad allora nessuno in nessuna lingua e in nessuna epoca ha pensato o detto. E il vantaggio è che si può fare dappertutto, niente laboratori o topi chiusi in labirinti. Sul treno. In funivia. Guardi fuori dal finestrino dell’autobus e ad un tratto mormori: spinterogeno pallido. Asparago nevrotico. Matita croccante. E lì, su quell’autobus, sei un dio. E i tuoi sudditi sono le parole. Ma siccome sei un dio buono e sadico lasci ai tuoi figli la libertà di arbitrio e le parole quindi scappano via, probabilmente per andare ad uccidersi tra loro.
Comunque la mia ricerca di essere dio fino ad ora mi ha solo condotto a lavorare alla libreria del Centro Commerciale della mia città. La parola squisita imprigionata in pagine di libri imprigionati in scaffali bianchi imprigionati in una libreria imprigionata in una scintillante fornace con commessi in saldo.
Che inizialmente una pensa che meraviglia. Si, dico, lavorare in una libreria. Libri, cultura, incontri interessanti tipo ciao scusa ho visto che stavi leggendo Grossman in effetti anche io lo adoro come dici bè certo che mi farebbe piacere sposarti. La realtà è invece scaffali da riempire scatoloni da svuotare incontri tipo ciao scusa ho visto che stavi leggendo Grossman in effetti il problema è che stai tenendo il libro al contrario.
E in più recentemente un amico mi ha offerto un lavoro extra, visto che le bollette non si pagano con gli spinaci vanitosi: rispondere alle lettere delle giovani consumatrici di un giornale locale su tematiche d’amore e galateo. 7 euro netti a lettera. Tanto vale la mia esperienza in fatto di coltelli per il pesce e di storie schiantate.

La cosa si sta comunque rivelando più interessante del previsto.Soprattutto perché io ingenua, avendo la parabola satellitare, pensavo che ormai niente più potesse scandalizzarmi. Ebbene, non avevo ancora fatto i conti con il mondo hello kitty in guaina di pelle delle adolescenti. Non tanto per il loro ancora ingenuo modo di vedere il mondo, per i peluche parlanti abbracciati su una trapunta, per il concetto dell’amore come un apostrofo rosa tra le parole t’amo. In realtà il livello si avvicina, come dire, più ad un calcio nel culo tra le parole dammelo tutto.
Il delirio. Scorpioncina 91 mi domanda se è vero quello che le ha detto la Giusy che se ingoi ti bruci le tonsille, innamorata 92 invece è preoccupata perché mentre il suo ragazzo la penetrava con uno stabilo gli si è staccato il tappo. E io chiaramente glisso e rispondo e pubblico solo lenimenti per struggimenti amorosi e consigli su come organizzare banchetti di cresima memorabili. La mia personale missione: occultare a fiduciosi genitori i pruriti della scabrosa prole facendo loro al contempo fare bella figura coi parenti.
Quindi, eccola qui, l’ultima lettera arrivata al giornale. Cercherò, nel leggerla, di coglierne lo spirito di ingenuità e incoscienza che caratterizza l’età.

“Carissima zia Betty,
mi chiamo Britney e ho 13 anni e mezzo. In realtà non mi chiamo Britney, ma così nessuno capisce chi sono, soprattutto mia mamma che se sa che ho scritto ad un giornale poi quella chi la sente. Ha sempre da ridire su tutto. Ma non ti scrivo per parlare di lei, ma di Brad, un mio compagno di classe (che in realtà non si chiama Brad, ma vedi sopra). Io lo adoro, lo penso sempre, ho scritto il suo nome su tutto il diario, volevo farmi tatuare le nostre iniziali sulla mano da una mia amica che lo fa con l’ago e l’inchiostro delle bic, ma poi mia mamma mi uccide. Solo che lui non sa nemmeno che esisto, anche se il mese scorso ha parlato con la mia amica Sara (questo è proprio il suo nome!!!) e le ha detto che sono carina, anche se gli piacerei di più se fossi più magra. Allora ho chiesto a mia mamma se potevo andare in uno di quei centri tipo figurella per dimagrire, ma lei, che fa di tutto per rendermi infelice, ha detto che è il periodo della crescita e che sono bella così…ma lei che cazzo ne sa? (scusa la parola, ma sono molto arrabbiata). Allora ti chiedo: cosa devo fare per realizzare il mio sogno d’amore? Grazie, tvtttttb. “
Bene. Innanzitutto specifico che zia Betty non è il mio vero nome, ma così nessuno capisce chi sono, soprattutto mia madre che se sa che scrivo su un giornale poi quella chi la sente.
E poi vorrei sottolineare come questa lettera così apparentemente innocua tocca in realtà due temi molto delicati, quasi universali, il che tra l’altro mi rende difficile darle una risposta: l’amore e la bellezza.

Perché l’amore è scemo. E’ una roba sconvolgente: L’amore capita, non scegli mai, ti succede. Perché almeno una volta nella vita sarà successo anche a voi di ritrovarvi a dire: ”Oddio, guarda, sto malissimo, mi spieghi perché io darei qualunque cosa per innamorarmi di te, perché tu sei un uomo straordinario, sei perfetto, mi piace tutto di te, poi con te mi sento me stessa, riesco a parlare benissimo, riesco a confidarmi- lui vorrebbe scopare e tu parli parli parli. “Perché è successa questa cosa io non riesco a farmene una ragione sto malissimo te lo giuro ma mi spieghi perché non mi sono innamorata di te invece di quell’infame che mi rovina la vita?”
Perché l’infame è bello tutto lì, perché ci fa salire il sangue alla testa, ci fa sciogliere, ci fa impazzire, perché lo vorremmo cospargere con i nostri ormoni, non importa come vogliamo chiamarlo, so solo che quella cosa, la passione, l’innamoramento, il delirio, quella roba lì è come il ciclo mestruale . O c’è o non c’è, non si può far niente per procurarselo, non serve far valere il ragionamento, valutare, vedere i lati positivi, le affinità più o meno elettive.

E’ che porca zozza, non è nemmeno facile trovare l’uomo giusto. Ci capitano quelli che cadono in adorazione senza che abbiamo estratto almeno un coniglio dal nostro cilindro, (come se il difficile fosse tirarlo fuori: il difficile è convincerlo ad entrare), quelli che si sentono in competizione e vogliono dimostrarci che ce l’ hanno più lungo della nostra intelligenza. E poi i peggiori. Quelli che ci interessano. Quelli per i quali costruiamo un circo con due pali di ingenuità, seminiamo la nostra dignità per fare il fondale sabbioso della pista, liberiamo gli elefanti delle nostre illusioni.
Però a volte, sì, capitano delle clamorose botte di culo quando scopri che quello lì, quello per il quale hai costruito il circo è veramente l’uomo della tua vita. E allora alè, deliri, onnipotenze, demenza, sorrisi ai panettieri e ai bambini che giocano nei prati e ai vecchietti sull’autobus, la predestinazione, il fato, il destino, marte in ariete…Non è vero niente, belle mie. E’ una botta di culo e basta.

E magari in questo delirio ormonale, avete anche la divina impudenza, la sfrontatezza straordinaria di andare dalla vostra amica bruttina: no dalla vostra amica brutta, aggettivo che pensiamo e non diciamo mai e dirle: guarda , mi sta succedendo una cosa fantastica, ma sono sicura che succederà prestissimo anche a te” Che schifosa bugia, che ipocrisia inutile. Non è vero.

[per informazioni: silvia.granzotto@mayaidee.it, apefuribonda@libero.it]

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