«Paradiso» di Fattore K

Corsetti-paradiso
Filippo Timi

Visivamente epico, ma allo stesso tempo picaresco, il “Paradiso”, di Giorgio Barberio Corsetti, ripercorre in maniera convulsa e non lineare miti biblici e apocrifi, in una partitura aperta che oscilla tra il dolore per la "caduta"e una irrinunciabile ironia.
Lo spettacolo [al Teatro India di Roma fino al 26 settembre], prende spunto dal “Paradiso Perduto” di Milton, con la fuga dall’inferno di un Satana sbruffone, che intrattiene il pubblico e lo conduce – fisicamente – attraverso la porta di diamante che sigilla quel mondo, fino all’Eden. Da lì la drammaturgia – scritta con Edoardo Albinati e Raquel Silva – oscilla tra miti biblici [Lot e Tobia] e odierni, dagli angeli caduti all’Angelus Novus di Walter Benjamin, in fuga dai nazisti a Port Bou, che non è in grado di “ricomporre l’infranto” di quella “caduta” che è stato il nazismo per il mondo contemporaneo.
L’eterna lotta tra il bene e il male non viene tratta da Corsetti come un tema da sviscerare, ma come uno spazio-tempo indefinito e spettacolare a cui lo spettatore assiste senza poter intervenire, senza quasi porter distinguere davvero – come accade nella realtà – tra buoni e cattivi. Tra acrobazie cistercensi, specchi d’acqua, voli e cadute nel fango, Corsetti crea delle immagini teatrali di incredibile forza, in una partitura più che logica, musicale, sostenuta mirabilmente dal jazz di Tedeschi [contrabbasso] e Falascone [sax]. Da non perdere.

Visto a Roma, Teatro India, 7 settembre 2004

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