«Il Castello» di Triangolo Scaleno Teatro

Triangolo–castello
una scena dello spettacolo

È andato in scena allo Strike di Roma “Il Castello” [14-20 ottobre] di Triangolo Scaleno Teatro, basato sul capolavoro incompiuto di Kafka. L’incontro con lo scrittore praghese [già avvenuto con “Circus Kafka Show” si conferma particolarmente felice. Forse perché è davvero nelle corde del gruppo e della regista Roberta Nicolai il proseguire come in equilibrio tra ironia e disperazione, oscillando vertiginosamente, proprio come la scrittura di Kafka, che grazie alla sua “ironia praghese” tratta allucinazioni come elementi di vita quotidiana, rovesciandone così il senso apparente e la lettura.
L’incontro/scontro dell’agrimensore K. [un ottimo Enea Tomei] con l’autorità del Castello – che è insieme potere e burocrazia – si apre con toni notturni, cupi, ma arriva a sfiorare ritmi e colori del musical. Si parte con la danza di ragazzi-pipistrello che sorprende K. – personaggio talmente spersonalizzato da non meritare neanche un nome – perduto nei territori del Castello, e prosegue tra canzoni, balli e pannelli mobili che ridisegnano costantemente la scena. L’autorità è un fantasma evocato che mai si concretizza, eppure è un muro insormontabile, perché radicata innanzitutto nella testa e nelle paure della gente. È un’autorità astratta e impersonale, come lo stesso Klam, che nessuno può incontrare, e solo al pronunciarne il nome la gente caccia sospiri di paura – quasi fosse la Frau Blucher di Frankestein Junior.
Suggestive le scene e il meccanismo dei panelli, che creano l’atmosfera claustrofobica di una casa di bambole. E bello il finale, che lascia lo spettatore in una sospensione pari all’incompiutezza del romanzo – con l’ottima prova di Michele Baronio.

Visto a Roma, Strike s.p.a., 20 ottobre 2004

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