Ignorata dagli organi di informazione ufficiali, la crisi della cultura in Italia è un ulteriore e doloroso capitolo di declino. Non si tratta qui della crisi del made in Italy", ma della qualità della vita di tutti. Inutile dire che un paese che non produce e non tutela la cultura è una comunità molto povera in termini di immaginario e di prospettive, anche occupazionali. E se la produzione artistica è una parte cospicua della voce cultura, non si può non constatare come questa Finanziaria impoverisca uno strumento imprescindibile di intervento pubblico nel settore: il ministeriale “fondo unico dello spettacolo” (FUS), che viene ogni anno ripartito nelle diverse aree di attività: cinema, teatro, danza, circo, musica.
Perché – è lecito chiedere – la cultura non dovrebbe essere annoverata tra le voci del welfare, come un ambito prezioso da iscrivere entro la sfera (sempre più logorata) di pubblica responsabilità? La risposta è un silenzio assordante; almeno finché qualcuno non prende finalmente la parola. Anche sotto la spinta di queste considerazioni, si svolge sabato 6 novembre, a Milano, un ricco e prezioso incontro, organizzato dalla rivista web di cultura teatrale www.ateatro.it:" «Le Buone pratiche».
Gli organizzatori partono dal fatto che “sulle nostre scene – dicono – si colgono numerosi segni di vitalità, sia sul versante artistico (con varie compagnie prodotte e apprezzate all’estero) sia sul fronte dell’organizzazione. Uno sguardo attento può infatti cogliere numerose iniziative e realtà di alto livello e di notevole successo, che però rischiano di restare lodevoli eccezioni, che non riescono a incidere sull’insieme di un sistema ingessato. Spesso artisti e organizzatori, due ruoli in diverso modo creativi, sono riusciti a superare le inerzie del teatro italiano per inventare, progettare e sostenere realtà e attività di indiscutibile interesse: altrettanti "fiori nel deserto” che dovrebbero (e potrebbero) diventare un bosco".
Un bel segno di reattività da parte della cosiddetta società civile: un segno che ribadisce come l’auto organizzazione dal basso può essere un sano contraccolpo rispetto alla crisi della rappresentanza, cioè la colpevole indifferenza della politica istituzionale. Purché il tutto si trasformi in forza propositiva. Lo sarà senza dubbio, in particolare attorno ai cinque punti che organizzeranno la discussione di sabato: la produzione, la distribuzione, il finanziamento, i servizi e le reti, gli intrecci con altri ambiti e discipline. “A parlare delle loro "Buone Pratiche” – continuano gli organizzatori – saranno rappresentanti delle grandi istituzioni (stabili e circuiti regionali) e portavoce di gruppi e compagnie off, direttori di piccoli teatri comunali e professori universitari, programmatori di computer e aspiranti direttori di reti tematiche, funzionari di enti pubblici e giovani cooperative di servizi".
«Le buone pratiche, una Banca delle Idee per un Nuovo Teatro»
Civica Scuola d’Arte Drammatica “Paolo Grassi” – via Salasco 4, Milano
sabato 6 novembre, Dalle 10.00 alle 18.30
info: www.ateatro.it
Tags assegnati a questo articolo: teatro






