«La nave fantasma», di Renato Sarti e Bebo storti

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Bebo Storti e Renato Sarti

“La nave fantasma” è soprattutto una storia. La storia di un naufragio dimenticato, quello del battello F174, affondato a largo delle coste siciliane la notte di natale del 1996. O meglio, la storia di un naufragio ignorato: 283 persone sono morte nel tentativo di raggiungere le coste del nostro paese e agguantare la possibilità di una vita migliore, e non una parola è stata spesa dalle televisioni e dai giornali (ad eccezione di Manifesto e Narcomafie). Una morte di massa passata sotto silenzio. Da qui il titolo “La Nave Fantasma”.
Bebo Storti e Renato Sarti affrontano con ironia raggelante il tema dell’immigrazione, ricordandoci un passato da migranti che abbiamo anche noi, ma che molti sembrano non ricordare. Gli attori coinvolgono il pubblico, chiedono collaborazione per realizzare le varie scene; c’è un’ interazione continua e divertente che ricorda uno spettacolo comico. Le scene alternano momenti amari – come la descrizione dettagliata dell’affondamento in un mare a forza sette – ad altri momenti esilaranti ma altrettanto amari, come l’intervista ad improbabili (eppure assolutamente veri) personaggi coinvolti nella vicenda, impersonati di volta in volta da Bebo Storti. Questa alternanza tenta di avvicinare lo spettatore alla tragedia umana che sta dietro alla vicenda, e non solo a questa; costringe a guardare dietro le generiche e inconsistenti parole di immigrato, clandestino, per scorgere singoli individui con un nome, un cognome e una storia personale che comprende la sofferenza per gli affetti lasciati nei paesi di origine e il disagio di inventarsi una vita nuova in un paese che non li accoglie mai fino in fondo. Proprio per ricordarci che stiamo parlando di persone vere, il biglietto di ingresso che ci viene consegnato è la copia di una carta di identità con tanto di foto tra quelle rinvenute.
Lo spettacolo ha il sapore di una commemorazione di quegli uomini e donne che non hanno potuto essere compianti nemmeno dai loro cari, dato che a oggi niente è stato fatto per il recupero del relitto e dei corpi. È il tentativo di creare una memoria, costruire un ricordo, raccontando una vicenda che per molti non è mai esistita.

Visto a Milano, Teatro della Cooperativa

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