Chissà quante persone incontrando uno squalo bianco e fissandolo hanno pensato «questo qui non mi convince». Beh, ecco il romanzo per voi che, coraggiosi e sospettosi, guardate di traverso gli squali. Si intitola «I protomorfi», è in tutte le edicole sotto la sigla di Urania, datato gennaio 2008: 300 pagine, rubriche comprese, per miseri 3,90 euro o euri come si dice a Bologna. Lo ha scritto Joe Haldeman, un nome che per gli appassionati di fantascienza rimanda soprattutto a «Guerra eterna», romanzo che nel ’74 rende obsoleti gli schemi militari del futuro, a esempio quelli del fascistoide Heinlein, sino ad allora il più famoso cantore di avventure belliche nel futuro.
Haldeman dunque. In questo romanzo si parte da uno squalo e in acque, più o meno profonde, si torna spesso. Vediamo qualche filo della trama ma ovviamente non i colpi di scena non è giusto anticipare.
Ecco Jimmy per esempio, un «finto uomo» che in realtà è più vecchio del mondo e viene da molto lontano. «Tutto ciò che sapeva delle proprie origini era di essere uscito dal mare… ricordava di essere stato per secoli uno squalo o un’orca». Un mutante, un polimorfo, un camaleonte che può cambiare il suo aspetto in poco tempo. In più praticamente immortale. Questo «finto uomo» lo seguiremo per un periodo che va dal 1931 in avanti. In contemporanea Haldeman ci fa incrociare alcuni biologi marini che nel 2019 scoprono sott’acqua, in un luogo mooooolto profondo, qualcosa di impossibile. Come è noto, chi controlla l’impossibile può fare moltissimi soldi e questa dunque è la loro prima preoccupazione.
Ed ecco due quesiti che il lettore già dalle prime pagine si pone: le avventure di Jimmy si incroceranno con quelle del 2019? Quasi ovvio di sì ma quando, dove, come resta un segreto per chi ancora non ha letto il libro. Egualmente non si può svelare se la domanda del «finto uomo» – ci sono creature simili a me? – avrà risposta positiva.
Terzo quesito, un po’ più articolato: «il finto uomo» nell’evolversi e nel continuo mutare si libererà dalle incertezze fra la sua natura umana e quella di squalo? Assumerà una complessità psicologica o morale che all’inizio gli manca? Tanto per farvi capire con un esempio d’attualità: gli squali hanno, dal punto di vista della complessità, lo stesso interesse di un Borghezio o di un Gentilini, dunque scarsissima. La risposta in questo caso si può dare: ed è sì, il «finto uomo» di Haldeman si evolverà. Purtroppo su Borghezio e Gentilini non abbiamo le stesse speranze. Se un buon romanziere non può ridurre i personaggi a stereotipo invece la cattiva politica ha bisogno di zombies e demagoghi. Ma questo è ovviamente un altro discorso.
Leggete dunque questo piacevole «I protomorfi» di Haldeman, in edicola. Fantascienza e mistero. Buona scrittura e cattiveria. Le battute di Haldeman sulla Nasa (l’ente spaziale statunitense) e sulle differenze fra sergenti e docenti sono memorabili. Come andò veramente con san Sebastiano – avete presente? – appare assai più convincente nella versione Haldeman che in quelle sinora rifilateci da sacra romana chiesa e dintorni. Per finire una piccola sfida agli appassionati di film: individuate la citazione (testuale) di uno dei più celebri western.
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