Sostengono le biografie che Philip Dick sia nato nel 1928 e morto nel 1982. I maligni aggiungono che il suo cuore, già provato da una vita avventurosa, non resse alla prima visione di «Blade Runner», il film che Ridley Scott trasse dal suo romanzo «Gli androidi sognano pecore elettriche?». Balle. Siamo in grado di rivelare – ma prima disinnescate i satelliti spia – che Dick non è morto…. Semmai lo siete voi come suggerisce il titolo di una sua biografia che Hobby & Work ha da poco ristampato. Il nostro amato Philip è vivo e da qualche tempo abita a Castelnuovo Rangone, vicino Modena. Non è dato sapere se sia stato ibernato o trasportato qui da una macchina del tempo ma di certo aveva voglia di vedere se le sue più ravvicinate anticipazioni [o visioni, se preferite] si sarebbero avverate.
L’arci-nemico del vecchio Dick, il suo incubo, era Richard Nixon allora presidente degli Usa. Il bersaglio del Dick risorto e che si è stabilito in Emilia è il sindaco Cofferati. A conferma esce in questi giorni–in poche librerie e nei circuiti alternativi – un volume di racconti dickiani dedicati all’uomo che volle dichiarar guerra ai lavavetri e ci riuscì. L’antologia si intitola «Scorrete lacrime disse lo sceriffo» ed è pubblicata da Crash, una sorta di centro sociale occupato bolognese. Sono 14 racconti, tradotti da altrettanti scrittori come Valerio Evangelisti e giornalisti [uno dei quali è chi vi scrive, precisazione d’obbligo] per 96 pagine a 6 euro e 50: bella la copertina che rimanda a Urania con un Cofferati in stile Tex del futuro. Racconti interessanti anche se non tutti all’altezza del miglior Dick. Non si dica che il sindaco di Bologna è privo di humor: ha accettato di fare la prefazione a un libro contro di lui, una sfida che neanche un altro prestigioso intellettuale come Totti avrebbe accettato. Se non trovate il libro ordinatelo sul sito di Crash che trovate andando su www.ecn.org.
Naturalmente qualche lettore-lettrice sta alzando il sopracciglio e pensa di essere preso per il culo. Immagina magari che i racconti dickiani siano apocrifi, magari scritti dai sedicenti traduttori, e che la prefazione di Cofferati l’abbia inventata qualche sciagurato lavavetri. Liberi di pensarla così. Come suggeriva Paul Watzlawick «una delle illusioni più pericolose è credere che esista una sola realtà». Philip Dick infati è proprio qui accanto a me–sta preparandosi uno gnocco fritto–mi guarda e fa cenno di sì.
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