Una passione può trasformarsi in un’ossessione? Niente di più facile, se la passione in questione è una passione alimentare, se il soggetto desiderante è un gruppo di giovani donne e se l’oggetto del desiderio è la cioccolata. Come fare a trovare una via d’uscita da una simile situazione che, sotto tutti gli aspetti, presenta le stesse caratteristiche di una dipendenza da sostanze assai meno legali? Un’ipotesi è la terapia di gruppo, che è l’ambientazione in cui Philippe Blasband [regista e sceneggiatore belga] fa muovere i personaggi di questa piéce, felicemente sospesa tra la commedia e il dramma. “Le mangiatrici di cioccolata” sono tre giovani donne, in terapia per cercare di risolvere la propria dipendenza, ognuna legata ad un particolare vissuto, nel quale la terapeuta – che si rivelerà ossessionata anche più delle sue pazienti – rovista in cerca di una fantomatica causa scatenante. Sullo sfondo la cioccolata, desiderata e rifiutata, della quale apprendiamo dal personaggio di Marielle [ un’ottima Véronique Vergari ] incredibili curiosità, dalla segreta passione di cui i papi ne facevano oggetto al potere di rendere temporaneamente sterili le donne che ci lavorano a stretto contatto.
Lo spettacolo, in scena al teatro Stanze Segrete fino al 27 febbraio, acquista – è in caso di dirlo – un sapore del tutto particolare per il fatto di svolgersi in un ambiente stretto, intimo, in cui il pubblico è idealmente parte della terapia. Le storie delle quattro mangiatrici diventano allora quasi dei luoghi dell’anima [in particolare quelle di Marielle e Elodie, interpretata da Daniela Calò, acquistando una credibilità del tutto particolare grazie al grado di intimità che monta di volta in volta – grazie anche all’intelligente regia di Edoardo Rossi – tra attrice e spettatori.
Per chi volesse vedere lo spettacolo in lingua originale, le repliche del16, 17, 23 e 24 febbraio sono in francese.
Visto a Roma, Teatro Stanze Segrete, 28 gennaio 2005
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