«Lukalila» di Suzi Bastien. Emigrare per raggiungere un sogno

In scena al Teatro Sala 1 di Roma, «Lukalila» è uno spettacolo che insegue il doppio, prolungando un filo immaginario che termina in tutti i personaggi del racconto. Già dal nome s’intuisce un’essenza strana, che gioca al confine tra fantasia e realtà. La storia, tanto quotidiana da sembrare un fatto di cronaca letto per caso tra le pagine di un giornale, introduce verso un mondo in cui le speranze si mescolano alle contraddizioni della nostra epoca.

Tratto da un testo di Suzie Bastien, con la traduzione di Josè Perez, racconta il viaggio di due gemelli siamesi, venuti al mondo uniti da un legame più che speciale, qualcosa che dà diritto ad essere menzionati al telegiornale della sera e non solo. Luka e Lila sono un fratello ed una sorella che la vita ha voluto separare, spingendosi oltre la cesura del legame fisico quando lui è andato a lottare al fronte e lei è rimasta a prendersi cura dei genitori. Nonostante tutto, però, continuano a sentirsi uniti da un affetto ancora più profondo, perché lei raffigura l’anima della loro vita insieme e lui ne rappresenta la materia e il corpo, il senso del dovere e la forza. Chiusi dentro un container, Luka e Lila vogliono lasciarsi alle spalle una guerra senza nome, le tracce della morte e dell’umiliazione, affrontano gli stenti del lungo viaggio, l’amarezza e i ricordi che hanno segnato la loro vita. Insieme, però, possono coltivare un sogno tutto loro, nato dalle favole dell’infanzia che Lila raccontava sempre: quello di andare nel “Paese di Siame”, dove niente potrà più separali. In questo modo, possono dimenticare per un attimo la realtà ed immaginare di essere un principe ed una principessa di una fiaba che inizia nuovamente ogni giorno.

L’idea del doppio s’insinua in molti modi dentro questa storia che alterna sapientemente passato e presente, magia e cinismo, realtà e fantasia. Le irruzioni temporali si aprono sui dettagli della storia o sui singoli fatti, modulando il percorso del racconto, i giorni e le notti nel container alternati all’interrogatorio del giovane arrestato. Se nella messa in scena i mondi che percorrono il racconto, quello della povertà e quello illusorio della società del benessere, sembrano muoversi su due piani diversi, con il proseguire della storia iniziano a confondersi, il passato diventa il presente che vive sotto gli occhi di tutti, mentre Lila si trasforma nel sogno che stava raccontando. Anche lo spazio scenico segue questa composizione su due piani paralleli: un luogo più lontano, dove nascono sogni vicini alla tenerezza del mondo infantile, si articola con la freddezza di un altro luogo, in cui la legge e la burocrazia cercano di applicare le loro regole.

«Lukalila» è uno spettacolo delicato che cresce coniugando leggerezza e realismo con tutte le emozioni contrastanti che ne possono derivare; mentre la bellezza delle immagini si dissolve lentamente, inizia a farsi strada una storia più grande, apparentemente ai margini di tutto lo spettacolo, ma che porta con sé i nomi di tutte le guerre e di chi è disposto a scegliere la clandestinità pur di uscirne. In questo senso, dopo aver diretto “Sacco e Vanzetti” al Teatro Duse di Genova, con questa nuova regia Beatrice Bracco conferma un’attenzione particolare alle storie che raccontano da sé una semplice umanità, errori e devianze di questo secolo trasportati nella vita quotidiana.

Visto a Roma, Teatro Sala Uno, 17 aprile 2005

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