Sono tre le parole d’ordine dell’ottantesima edizione degli Academy Awards: Europa, Coen e Austerity.
I Coen, innanzitutto. I fratelli registi di «Non è un paese per vecchi» portano a casa quattro statuette: miglior film [il premio è stato ritirato dal produttore], miglior regia, miglior sceneggiatura non originale [dal capolavoro di Cormac McCarthy] e miglior attore non protagonista [Javier Bardem nei panni del serial killer Anton Chigurh]. È loro il bottino più succulento, anzi–dato l’andazzo parcellizzante dell’Academy–si può parlare legittimamente di trionfo. A farne le spese «Il petroliere» di Paul Thomas Anderson: «magra» consolazione per lui la statuetta al protagonista Daniel Day-Lewis e quella per la fotografia di Robert Elswit.
A bocca asciutta «Lo scafandro e la farfalla», «La promessa dell’assassinio» e «Into the Wild», mentre sorprende l’en plein di «Bourne Ultimatum», che vince in tutte le categorie in cui era candidato: miglior montaggio, sound mixing e sound editing.
Veniamo alla seconda parola-chiave: «Europa». Tutte le statuette d’attore arrivano oltreoceano: due in the Uk [la non protagonista Tilda Swinton di «Michael Clayton» e Day-Lewis], uno in Francia [Marion Cotillard de «La vie en rose», che prende anche la statuetta per il make-up] e lo spagnolo Javier Bardem. Generosità dell’Academy, esterofilia o semplice inchino alla bravura?
A farla da padroni anche gli italiani, con la statuetta bis degli scenografi Dante Ferretti e Francesca Lo Schiavo per «Sweeney Todd» e Dario Marianelli per le musiche di «Espiazione», titolo tra i grandi delusi con sette nomination e un solo premio–anche la miglior canzone «Falling Slowly» da «Once» batte bandiera Ue.
Da ultimo, l’Austerity: ironica e sarcastica la conduzione del comico Jon Stewart, ma sulla sottile linea dell’understatement. Feste post cerimonia già cancellate, anche le esibizioni musicali ridotte all’osso [e si poteva fare di più…] e interventi stringati. Ancora tramortita dallo sciopero degli sceneggiatori–ricordato a inizio cerimonia–Hollywood soffia sulla torta con ottanta candeline degli Oscar con sobrietà.
Infine, qualche battuta politica, «contro» Hillary Clinton e John McCain. Anche le celebs si schierano, eccome: [quasi] tutte per Barack Obama. Il candidato democratico aleggia fuoricampo: sono gli Oscar del «New Deal»…






