Ragnarok e ritorno, non solo per manichei

Avventura con la A maiuscola, allo stato puro, senza quasi sforzarsi di pensare. Questo è «I superstiti di Ragnarok» di Tom Godwin, uscito nel 1958 e subito un successone, che ora Urania collezione ristampa, con il seguito [del 1964] cioè «I reietti dello spazio», sotto il titolo di «Ragnarok»: 436 pagine per 4 euri e 90 centesimi.

Forse saprete che nell’antica mitologia germanica Ragnarok significa «l’ultimo giorno degli uomini e degli dei». E se a un pianeta viene assegnato questo nome si può intuire che per i suoi abitanti non è proprio una vita in poltrona. Qui vengono relegati dai Gern, cioè dai catti-cattivissimi di turno, quattromila terrestri: il pianeta ha una forza di gravità che neanche Giuliano Ferrara… ed è abitato da bestie feroci che al confronto Borghezio è un gattino. Poi ci sono malattie non curabili e un clima ostile anzicheno. Insomma l’epilogo sembra già scritto ma i perfidi Gern hanno fatto i conti senza l’oste. All’inizio i terrestri muoiono come mosche [in 12 anni scendono da 4mila … a 83] ma poi i pochi superstiti e i nati su Ragnarok iniziano una faticosa risalita: nella primavera dell’anno 159 riescono a far crescere il granturco, 20 anni dopo costruiscono una specie di città e poco dopo riescono persino ad allevare-addomesticare cuccioli di alcuni predatori feroci. Quando scocca l’anno 200 sul pianeta incalza il grande gelo ma la popolazione è risalita a 6mila persone, c’è persino un tornio e soprattutto i perfidi Gern stanno per arrivare. La vendetta è un piatto da servire freddo. Dopo centinaia di pagine a penare ecco veloce arriva la vittoria. Indimenticabili gli animaletti telepatici che i terrestri incontreranno in una delle poche scene corredate di humor.

Un po’ più complesso il successivo: non si capisce bene qui chi siano i cattivi, anzi l’autore semina molte false piste. I terrestri post-Ragnarok sono mutanti e dunque non molto amati dai loro ex fratelli di razza. Notevoli due idee: «la nave fantasma» e ancor più «l’isotopo della cecità». C’è una razza che usa l’ironia come arma ma ci sono anche pericolose allucinazioni indotte per telepatia. I ragnaraokiani [non più terrestri, sono troppo cambiati per dirsi tali] la spunteranno anche grazie ai loro amici, gli ex predatori e i preziosi animaletti telepatici che qui però portano anche dolore: «Cosa si prova quando ci si trova nella mente di qualcuno che si ama e lo si sente morire?».

Questa seconda–e ultima puntata–è scritta discretamente [o forse tradotta meglio] e ha qualche pretesa in più ma restiamo sempre nell’avventura: eroi a tutto tondo. Emblematico il finale con la frase «quando la gente si sistema vive per sempre felice e contenta, la sua storia finisce. Noi invece vogliamo che la nostra sia soltanto all’inizio». Voglio una vita spericolata, la voglio piena di Gern e di altri guai. Sembra il preludio a nuove puntate ma l’autore, Tom Godwin, ebbe un bel po’di guai così smise di scrivere.

Chi ama la fantascienza ben più ambiziosa di Theodore Sturgeon, di Philip Dick o di Ursula Le Guin storcerà la bocca. Ma in fin dei conti perché? E’ come se al cinema bisognasse scegliere fra le tre sacre «Ku» ovvero Kubric, Kurosawa, Kusturica e i film di Alberto Sordi o «Per un pugno di dollari». E invece nel magazzino dei mondi, come nel buio della sala, c’è posto per tutto e tutti. Venghino signori, venghino.

Tags assegnati a questo articolo: fantascienza

Mail_long
articoli correlati
dello stesso autore
20 ottobre 8 luglio 8 marzo abbonamenti abiti puliti aborigeni acqua Afghanistan africa agricoltura agricoltura biologica agricoltura biologica. decrescita agricoltura. decrescita Aiab Aids altra economia altra politica Amazzonia ambiente America latina animalisti Annapolis antifascismo antimafia antirazzimso antirazzismo antirzzismo anziani api Argentina Armenia armi atomiche Australia auto autoproduzione aziende Balcani Bali Banca mondiale Bangladesh banlieues basi militari Basilicata bene comune beni comuni bilanci partecipativo biocarburanti biologico Birmania bitch Bolivia Bolkestein Bologna Brasile brimania Britel Calabria calcio cambiamenti climatici cambiamento climatico Campania cantautore cantieri cantieri sociali carbone carcere Casa catania Caucaso cemento censura centri sociali cgil Chavez chiapas Ciad ciampino cibo Cile Cina cinema Cipro città clandestino clima Colombia commercio equo commercio equo. decrescita comunicazione conoscenza consumi consumo critico contadini cooperazione cornelio cornelio bizzarro cosa rossa cpt crisi alimentare critical mass Cuba De Gennaro Deavos decrescita decrescita. agricoltura biologica democrazia detenuti detenzione diritti diritti globali diritti umani disarmo documentario donne droghe ecologia ecomafia economia Ecuador editoria Egitto elezioni emissioni Enel energia Epa Eritrea espulsioni Etiopia