Debutta oggi al Teatro Quarticciolo di Roma lo spettacolo «L’Ombra Del Gobbo», concerto/racconto nato dalla collaborazione fra l’ensemble musicale di Riccardo Manzi e lo scrittore Gaetano Savatteri. Lo spettacolo si ispira alla vicenda di Giuseppe Albano, il bandito-partigiano detto il Gobbo del Quarticciolo, e lo «richiama» a casa, nei luoghi che ne videro le gesta e la misteriosa fine, con l’aiuto di un personaggio contemporaneo: un ragazzo del Sud destinato a Roma per svolgere il suo servizio di leva nell’arma dei carabinieri. Una ragazza vestita di bianco lo conduce in periferia, al Quarticciolo. Insieme cercano Peppino il Gobbo. Ma le risposte e le voci del popolo confondono il tempo e lo spazio: il Gobbo del Quarticciolo assume la forma di un’ombra.
Giuseppe Albano nacque il 5 giugno 1927 a Gerace Superiore [Reggio Calabria]. Appena sedicenne, approdato a Roma, abbracciò la lotta partigiana, in prima linea nelle giornate tra l’8 e il 10 settembre 1943, a Porta San Paolo e quindi nella zona di Piazza Vittorio, dove, assieme ad un gruppo di compagni, giovani al pari di lui, quasi tutti di origine calabrese e abitanti delle borgate romane di Centocelle e Quarticciolo, impegnò pesantemente i tedeschi occupanti.
Albano aveva una malformazione alla schiena: per questo fu detto il Gobbo e per questo era, durante la guerriglia, sempre riconoscibile. Nell’aprile del 1944, per catturarlo, il comando tedesco arrivò addirittura ad ordinare l’arresto di tutti i gobbi di Roma. Capo riconosciuto dei giovani guerriglieri di Centocelle e del Quarticciolo, spericolato negli assalti e di per sé carismatico, è diventato un mito popolare proprio per l’odio che gli portavano nazisti e fascisti. Morì in un’imboscata, tradito da un delatore.






