Devo dirlo subito: io odioAntonio Caronia. Perché questo «Il cyborg, saggio sull’uomo artificiale» è il libro che io volevo scrivere ma lui è arrivato prima. Non solo ma il volume ha avuto un tal successo che è già alla quarta riedizione, appunto questa ampliata e bellissima, per Shake, 14 euri per 160 pagine.
Ma cercherò di essere obiettivo e dunque parlerò di questo libro come se non sapessi che il vile Caronia, grazie alla macchina del tempo che ha costruito con il professor Tgzz, lo ha rubato nel 1986 dal mio cassetto e poi è tornato indietro nel tempo pubblicandolo nel 1985. Non posso provarlo ma è così: come sa ogni appassionato di fantascienza, Caronia è l’unico sinora che ha la macchina del tempo [per questo contemporaneamente si trova spesso in due luoghi].
Ma cosa diavolo è un cyborg? Sta per cybernetic organism, dunque un essere umano con componenti artificiali: l’integrazione fra un vivente e dispositivi elettronici. Ve ne dovreste essere accorti, siamo già in parte cyborg: dalle lenti a contatto a Oscar Pistorius che corre grazie a protesi in fibra di carbonio, dal peace maker a Mark Inglis, alpinista neozelandese che ha raggiunto la cima dell’Everest con protesi in titanio e ancora in fibra di carbonio.
Altri cyborg restano per ora nella fantasia, nei desideri, nella ricerca scientifica. Come nei film «La morte in diretta» di Bertrand Tavernier , «Videodrome» di David Cronenberg o «Tetsuo» di Shinya Tsukamoto. Come nella fantascienza, dal vecchio Theodore Sturgeon a Naomi Mitchison, da Philip Dick al cyberpunk e alla tecno-femminista Donna Haraway. Al grandissimo – e da noi quasi ignoto – Cordwainer Smith del quale a ragione Caronia canta le lodi.
Senza disturbare Cartesio o Leibniz, è lunga la storia dei cyborg ed è bravo Caronia a raccontarla. Fra tecnofobi e tecnomaniaci, fra il potere che controlla i laboratori da una parte e dall’altra i ribelli o i pirati della ricerca convinti che il progresso scientifico aiuti a liberarci, a sovvertire l’ordine costituito. Tecnologizzazione dei corpi, onnipotenza, spossessamento, segretissime ricerche militari, lotta per l’auto-determinazione: c’è tutto. Una delle ipotesi – lo ricorda Caronia – è che «stiamo trasferendo sulla macchina […] una parte delle prerogative tradizionalmente umane, forse perché il fardello di queste ultime si sta facendo troppo grande» o che noi stessi ci stiamo fondendo, “meticciando” con dispositivi tecnologici dentro il nostro corpo per meglio sopportare quel fardello.
Dal ’92 dobbiamo fare i conti con il termine «postumano». Come sinteticamente ci ricorda anche Vincenzo Cossu [nel numero di ottobre 2007 della rivista «Cem mondialità»] i processi di ibridazione umani-tecnologia hanno un’estensione e un’accelerazione senza precedenti. Ma, invece di farci spaventare, teniamo conto che comunque la nostra storia si basa sulle possibilità offerte dalla tecnologia e che dunque dobbiamo attrezzarci al futuro dominando – anziché subendo–questa nuova fase dell’evoluzione. La seconda parte e soprattutto il «poscritto» di questa nuova edizione del libro che Caronia mi ha rubato [sia maledetto per i millenni e le galassie] sono ricchissimi di informazioni, stimoli, provocazioni in tale direzione. Perciò, anche se questa rubrica solitamente parla di letteratura, per una volta si lascia spazio a un saggio che comunque è scritto benissimo e dunque si legge con godimento.
In conclusione: se siete spaventati o integrati, ribelli oppure confusi, in ogni caso questo libro mostra un altro orizzonte, spalanca la mente sul presente che corre e sul futuro prossimo. Vi par poco?
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