Mostri, comunque umani

Iniziamo con un quiz per cinefili: nel film «King Kong» come viene scelta l’attrice? Tic, tac. Passati i trenta secondi di rito [non barate] ve lo dirò. Uno, due, tre… Intanto chiarisco che è uscito un affascinante, scorrevole eppur dottissimo, saggio: «Comunque umani», sotto-titolo «Dietro le figure di mostri, alieni, orchi e vampiri», scritto a quattro mani da Guido Ferraro e Isabella Brugo e appena pubblicato da Meltemi [240 pagine per 20 euri]. Cinema, favole e fantascienza sul «Male» che – sottolineano Ferraro e Brugo – è «una categoria astratta e di fatto tutt’altro che ovvia», rappresentabile da «personaggi estremi» come quel vampiro che ha in partenza la colpa di violare i confini «fra lo spazio dei morti e quello dei vivi».

Torniamo alla domanda iniziale, il tempo è scaduto: 28, 29, 30, 31, 32. Ecco la risposta. Nel film dentro il film, quando mancano poche ore alla partenza verso l’isola misteriosa, il regista si ritrova senza la protagonista; così scende dalla nave, convinto che la fortuna l’aiuterà. Davanti a un chiosco di frutta, una bella ragazza [ma vestita di stracci, siamo all’epoca della Grande Crisi] cercherà di rubare una mela. Viene scoperta e passerebbe un guaio se il regista non tirasse fuori i soldi eeeeee… le offrisse la parte. Non c’è bisogno di frequentare la Bibbia per riconoscere il gesto. Ora inquadratelo in un film dove un dio crudele chiede sacrifici umani, dilaga l’eros proibito – cioè la passione di Kong per la bionda – e il ribelle, che tenta l’assalto al cielo, precipita giù proprio come Lucifero. Fatto? Se il film funziona tutto questo scorre a livello sub-liminale, viene registrato ma senza ricordarlo. Compito dell’analisi [quella testuale ma anche della scienza codificata da Freud] è svelarci cosa abbiamo visto ma nascondiamo soprattutto a noi stessi.

Il fascino del libro è qui: indaga su varie versioni di favole come «La bella e la bestia», sulla serie cinematografica «Alien», sui molti vampiri di carta e di celluloide, su film recenti come «Matrix», «Il sesto senso» o «The Village» oltreché sul buon vecchio King Kong [che assalta i grattacieli staunitensi in una versione altrettanto sanguinosa ma più erotica del successivo Bin Laden] per ricordarci che mutanti e mostri, ibridi e alieni sono «comunque umani», siamo noi. Sulle sue inquietudini la comunità applica tabù e censure preventive; decide che alcune creature [o verità] siano innominabili. Ci sono cose davvero spaventose fuori di noi ma spesso servono a distrarci da quelle più orribili che sonnecchiano o si agitano dentro di noi. Parlando del film «Il sesto senso», i due autori, ci ricordano che forse il solo modo per capire chi siamo è «cogliere lo sguardo che gli altri ci rivolgono». Come nel fulminante racconto di Fredric Brown «La sentinella» [che Ferraro e Brugo dimenticano di citare] o come potrebbe accadere oggi se riuscissimo a guardarci attraverso gli occhi degli alieni che rinchiudiamo nei Cpt. Saggiamente scrivono i due autori; «la questione centrale non riguarda più «cosa sono» i mostri ma «come noi li creiamo» e gestiamo il nostro rapporto con loro». Se il tema vi appassiona, chiuso questo libro aprite «La grande scimmia» di Alberto Abruzzese, appena ristampato e del quale comunque si parlerà prossimamente.

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