I maschi? Un esperimento poco riuscito

Plin, plon: annuncio preliminare. Questa non è un recensione per coppie eterosessuali. A meno che non abbiano voglia di fare una beeeeeella, accesa discussione su genere e sesso… dalla preistoria a oggi.
Perché questo avviso? «Una comunità perduta» [238 pagine, 17 euri, Fanucci] cioè l’ultimo romanzo di Doris Lessing – un ben meritato premio Nobel – parte dall’idea che i maschi siano un «ripensamento cosmico», specie meno antica delle donne… esperimento mal riuscito.
Vi piaccia o no la tesi, il romanzo merita d’essere letto. Due i piani narrativi. Un vecchio senatore [siamo ai tempi di Nerone] che scrive in prima persona, cercando di raccontare quella parte della «storia dell’umanità» cancellata dai maschi. E il popolo delle Cleft, comunità ormai scomparsa di donne, che vivevano in una sorta di Eden dove gli uomini sono assenti e le bambine «venivano al mondo spontaneamente, senza l’intervento di nessuno».
Ma nasce una strana creatura – il primo maschietto, con una parte del corpo «deforme»… indovinate dove – e l’innocenza sarà infranta. Pian piano si fa strada la consapevolezza che la capacità di partorire da sole è smarrita: per concepire ora occorrono i maschi.
Incontriamo le molte facce della violenza ma anche la scoperta della sessualità e il confuso pensiero che essa possa collegarsi al partorire. Pericolosi viaggi in cerca di nuove terre. Congiure. La incerta idea del tempo. La cura dei nuovi nati [«figli di chi?» è la domanda chiave], il formarsi delle prime coppie. E l’arrivo del «Rumore», catastrofe inattesa, inspiegabile. Se gli avvenimenti incalzano, la scelta stilistica della Lessing è rallentare il ritmo per dar spazio a dubbi, ricordi, considerazioni storiche del senatore senza nome, il quale intanto osserva, attorno a sé, i non-legami dei maschi con i loro figli.
Se la Storia «si basa sui racconti orali», un popolo «deve decidere che tipo di cronaca redigere», a quale Memoria affidarsi: anche perché «quando si riferisce una serie di eventi, ripetendoli più volte, esisteranno tante versioni quanti sono i narratori». Il senatore e aspirante storico è figlio del suo tempo eppure prova a immaginare un’epoca in cui anche Roma non esisterà più e si chiede se verrà capita. Qualche volta le domande del vecchio maschio si mescolano con l’io narrante femminile che assai si stupisce nell’incontrare «un linguaggio arcano», di un tempo dove idee come maschi e femmine non avevano significato.
Ma perché gli uomini d’oggi dovrebbero offendersi di queste fantasie sull’antica comunità perduta? Forse perché, in cuor loro, molti temono che la Lessing abbia ragione. Una storiella che potremmo etichettare di teologia femminista ricorda che Adamo viene da una costola di Eva ma essendone uscito malfatto e permaloso… questo è segreto che lui non dovrà conoscere, deve restare «fra donna e donna», cioè fra la Somma creatrice e la sua prima creatura.

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