Anche nel caso degli sceneggiatori di Hollywood, in sciopero ormai da 4 settimane, il vero scontro è tra due logiche di pensiero: quella dei produttori, che chiedono «flessibilità» [ovvero di non pagare ai «screenwriters» i diritti dei prodotti video in dvd o scaricati da internet] per sperimentare i nuovi mercati, e quella degli sceneggiatori, che pretendono il pagamento del proprio lavoro secondo le norme vigenti, quelle del copyright. Ieri sono riprese le trattative tra la Amptp, che rappresenta le case di produzione, e la Writers Guild, il sindacato degli scrittori; ma intanto lo sciopero prosegue. Se ne vedono gli effetti soprattutto sui programmi di satira, che lavorano il giorno stesso con equipe di 15/20 scrittori, e sulle serial tv, che già nei primi giorni di dicembre finiranno di trasmettere le puntate già girate e si trovano il cerino in mano dello sciopero a oltranza [che invece non tocca il cinema, caratterizzato da altri tempi di lavorazione]. I conduttori solidarizzano con gli scioperanti, come Jay Leno del Tonight Show, che ha spiegato che gli scrittori non guadagnano moltissimo, come normalmente si crede. Anche attori del calibro di Sean Penn, Susan Sarandon e George Cloony supportano i «writers», con azioni di protesta e sostegno economico. L’ultimo sciopero corposo del settore risale al 1988: 22 settimane di «strike» e una stima di 500 milioni di guadagni persi, che cambiarono radicalmente il volto della tv americana.






