Il segno dell'avventura

Se certi studiosi dell’infanzia avessero avuto un tranquillo impiego statale, molto del loro e del nostro sudore, non sarebbe andato sprecato. Per fortuna, il tempo, giudice severo di ogni cosa, gli ha dato torto marcio, come si fa con un pazzo che avverte il pericolo laddove c’è calma piatta. Per anni ci hanno fatto credere che i fumetti Bonelli erano troppo violenti. Associazioni di consumatori e mamme preoccupate hanno lanciato alla stampa quei messaggi di facile presa, uguali soltanto a quelli che seguono dopo un attacco terroristico e ad ogni nuova minaccia globale. Fate attenzione, hanno detto, perché prima o poi qualcuno dei nostri ragazzi, credendosi Tex o Zagor si metterà a sparare all’impazzata uccidendo chiunque gli capiti a tiro.Verrà il giorno in cui, bande di giovani vestiranno i panni di improbabili giustizieri e faranno di tutto per salvare la propria casa e qualche metro di giardino da un terribile attacco di indiani Apache, armati di archi e frecce incendiare.
Da allora, tanta acqua è passata sotto i ponti, e nulla è successo. Se non godiamo di buona salute, Bonelli e i suoi eroi di carta non ne hanno colpa, perché sono tutti senza macchia e senza paura. Zagor, come il resto della combriccola, è una brava persona. Un eroe giusto, che combatte per gli altri. Vive un’esistenza sacrificata nella foresta, senza la compagnia di una donna pronta a scaldargli il cuore. Ogni giorno corre quà e là ad aiutare i più deboli. Dopo qurantacinque anni di vita resta uno dei tanti miracoli editoriali che solo Bonelli è riuscito a fare. Dove stava il problema? Nessuno lo ha capito ancora.
Una bella chiacchierata con Raffaele Della monica, ci ha aiutato a capire qualche segreto di tanto successo. Della Monica è uno dei maggiori disegnatori della serie. È un gentiluomo che ha superato i quarant’anni ed ha una cortesia che ti mette a disagio. Al contrario di molti suoi colleghi, che si perdono in chiacchiere, ama vivere lontano dai riflettori. Frequenta poco mostre e convegni. Ma, in questi anni, ha disegnato le migliori pagine del fumetto italiano. Tex, Topolino, Paperino e ovviamente Zagor. Lavora otto ore al giorno, con la stessa pazienza e lo stesso garbo di un vecchio decoratore, che mette alla sua opera quei dettagli che rendono tutto più vero e realistico. Stà seduto al tavolo da disegno in compagnia dei suoi pennelli e della buona musica di cantautori come Dalla e De Gregori. A noi cosentini, qualche anno fa, ha fatto un regalo bellissimo. Ha disegnato la sepoltura di Alarico, insieme al suo tesoro che continua ancora a far sognare. E non fa paura a nessuno.

Quando hai deciso di fare questo mestiere?

La speranza l’avevo sin da giovanissimo, l’opportunità di farlo è arrivata quando avevo diciotto anni, devo ringraziare Giovanni Romanini, che mi ha affidato il primo lavoro.

Hai disegnato Topolino e Gordon link, il mitico Tex e dopo sei approdato a Zagor. C’è qualcuno di questi personaggi che ami particolarmente?

Topolino, Tex e Zagor mi piacciono allo stesso modo, differenti sono le difficoltà realizzative.

Dopo tanti anni, quasi mezzo secolo, Zagor viene ancora letto da migliaia di persone, cosa determina tanto successo?

È vero che Zagor viene letto ancora da migliaia di persone, anche se, le sue tirature sono molto calate rispetto ai tempi d’oro. Io credo sia un personaggio studiato per resistere nel tempo perché non segue mode e conserva un linguaggio semplice. È un classico dell’avventura.

Tra vent’anni sarà sempre uguale, oppure lo vedremo rinnovato come accade a molti eroi americani?

Non so come sarà Zagor tra vent’anni, spero comunque in salute, sempre capace di combattere le ingiustizie a colpi di scure. Dubitò che avrà cambiamenti sostanziali, perderebbe la sua identità.

Il fumetto è un settore in crisi. Secondo alcuni, la colpa è dovuta all’editoria elettronica. Le nuove generazioni preferiscono la consolle della PlayStation alla lettura. Se continuiamo di questo passo, con ogni probabilità, tra qualche anno, il fumetto sarà un oggetto raro, un lusso per collezionisti e appassionati. C’è una soluzione a questo problema?

Non ho una ricetta per risolvere la crisi del fumetto, i cartoni animati e la PlayStation qualcosa hanno tolto al fumetto, ma credo che noi operatori del settore siamo gli artefici, nel bene e nel male, del nostro destino. Penso che molto dipenda dagli sceneggiatori, se sapranno scrivere delle belle storie in grado di appassionare i lettori, il fumetto non morirà.

Chi è il tuo disegnatore preferito?

Alex Raymond.

Il miglior fumetto che hai letto?

Il “Texone” di Magnus e «Terra promessa» di Bonelli e Ticci.

Salerno è una città in cui vivono tantissimi disegnatori. Per imparare a fare fumetti dobbiamo trasferirci da quelle parti?

Sembrerebbe di si, però ci sono fior di disegnatori in tutta italia.

Se non fosse diventato un famoso disegnatore di fumetti chi sarebbe Raffaele Della Monica?

Un ceramista.

C’è stato qualche momento della tua carriera in cui ha pensato di mollare tutto?

No, mai!

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