Il genio assoluto

Quando sei davanti a un disegno di Gipi pensi che tutto il resto vale meno di due lire bucate. Ti chiedi a cosa servono tutti quegli inutili esercizi di stile di tanti disegnatori strapagati e stracoccolati quando, al mondo, c’è uno come lui. Un artista che con due linee e qualche macchia di colore ti dice tutto ciò che c’è da dire sulla vita e il mondo che ci stà attorno. A cosa serve scrivere di lui quando si presenta a meraviglia da solo, come ha fatto in quest’intervista? C’è una sola cosa utile da fare: leggere i suoi libri per non perdere un autentica meraviglia dell’arte che in italia ha fatto una stramaledetta fatica prima di affermarsi.

Quando hai iniziato a disegnare in maniera professionale?

Ho iniziato come illustratore, lavorando per le locali agenzie di pubblicità. Dovevo avere 24 o 25 anni. Ma le prime storie a fumetti sono venute tardi (o meglio, quelle pubblicabili sono arrivate tardi), dopo il 1994.

Come procedi nella realizzazione di una tavola?

Ci sono due vie. La prima mi vede disegnare e scrivere di getto, direttamente sulla pagina. Alcuni miei libri sono nati così. «Appunti per una storia di guerra», per esempio. Le prime 15 pagine furono fatte di getto, senza neppure sapere che cosa stava accadendo, solo con un’idea, una sensazione per l’ambientazione e i personaggi. La seconda parte dalla scrittura. Scrivo una sceneggiatura, senza pensare a quello che diventerà. Voglio dire che non penso al fumetto. Racconto una storia. Poi la traduco in disegni. Non faccio bozzetti o matite preliminari e non faccio studi. Se non in casi particolari, per qualche personaggio posso e devo affrontare un’ambientazione particolare. E non uso fotografie. Mai. È una mia fissazione. Tutti gli scorci, i paesaggi, le città, sono rigorosamente fatte in fantasia. Lo stesso vale per i personaggi, le espressioni, i movimenti. Ho uno specchietto di una Vespa incollato al tavolo da disegno, per le espressioni più difficili. Stop. Se anche uso la matita non disegno mai una tavola completa. Lavoro sempre scena per scena (vignetta, per vignetta). Solo in casi particolari, e sopratutto se lavoro a colori, posso fare una matita molto approssimativa di due pagine affiancate, ma solo per poter colorare mantenendo una coerenza di toni da una pagina all’altra.

Non è un po’ “strano” chiudersi in casa per mesi e inventare delle storie da raccontare mentre fuori la vita scorre?

È strano vivere. L’altra notte pensavo al lavoro del casellante (ero sull’autostrada) e mi chiedevo come si modifica il pensiero di una persona per affrontare sei ore di un lavoro ripetitivo, che non richiede talento e che non ha alcun margine di miglioramento. Ma gli uomini fanno tutto. Si abituano a tutto. Sanno spegnere il cervello per riaccenderlo solo una volta tornati a casa. In questo senso, fare il disegnatore è una condizione talmente privilegiata che non mi sento di dirmi: poverino, stai al tavolo e non esci di casa. Lavoro quando voglio, con gli orari che voglio, in terrazza, al sole, in costume da bagno (in estate), con la musica a tutto volume o nel silenzio, senza nessuno che mi da ordini: Mmmmm… lamentarsi in una condizione del genere sarebbe criminale.

Molti disegnatori italiani cercano di pubblicare in Francia. C’è ancora possibilità di lavorare in italia?

Io sono fortunato. Il contratto con Repubblica mi permette di vivere agiatamente e potermi dedicare ai libri senza patire la fame. In passato è stato abbastanza duro. Essere completamente senza una lira era la mia normalità. Per sette anni non sono andato a farmi un giorno di vacanza, per fare un esempio. Ora le cose sono diverse, ma, ripeto, sono fortunato. D’altro canto, tutto dipende dalle aspirazioni. Per me il lavoro del racconto con i disegni significa libertà. Come ho scritto sopra.
Quella è la cosa più importante. Non lavorerei in una struttura seriale dove mi venisse imposta una storia, uno stile. Non potrei mai, davvero. Il disegno è la mia visione di libertà. E per raggiungere questa condizione ho avuto periodi piuttosto brutti. Non so che cosa sarebbe accaduto al mio lavoro se avessi scelto di entrare in una struttura che mi desse uno stipendio buono in cambio della libertà nella scrittura e nel disegno. Penso che un autore debba anche trovare (in qualche modo) la forza di percorrere una propria strada in autonomia, anche se può sembrare, a volte, difficile e buia.

Chi è il tuo autore preferito?

Non lo so. Ce ne sono molti, non voglio fare un elenco.

Ascolti musica quando disegni? Cosa ascolti?

Ascolto radio dove parlano. Non ascolto musica. Attualmente ascolto Radio24. Parlano di economia, vedono il mondo in cifre. Non ci capisco niente ma non mi interessa. Quello che mi serve è una voce che mi distragga, altrimenti sento parlare la testa ed è una cosa spiacevole.

Se Gipi non fosse diventato un disegnatore, chi sarebbe?

Un cadavere, immagino. Il disegno mi ha salvato la vita in numerose occasioni. Senza questa passione credo che avrei potuto fare una brutta fine. E non è uno scherzo.

Siamo nel 2025. Sulla terra c’è uno scenario apocalittico, come in certi film di fantascienza. Devi scappare via, cosa porti con te?

La mia fidanzata. Per il disegno, mi arrangio sul posto, con gesso e pietra pomice.

Tags assegnati a questo articolo: fumetto

Mail_long
dello stesso autore
11 ottobre 20 ottobre 4 novembre 8 luglio 8 marzo abbonamenti abbonati abdul abiti puliti aborigeni acqua Afganistan Afghanistan africa agricoltura agricoltura biologica agricoltura biologica. decrescita agricoltura. decrescita Aiab Aids alitalia altra economia altra politica Amazzonia ambiente America latina Americhe 2004 animalisti Annapolis antifascismo antimafia antimafia sociale antirazzimso antirazzismo antirzzismo anziani api aprilia Argentina Armenia armi Atene 2006 atomiche Australia auto autoproduzione aziende Balcani Bali Bamako banca Banca mondiale Bangladesh banlieues basi basi militari Basilicata bene comune beni comuni Bergamo bilanci partecipativo biocarburanti biodiversità biologico Birmania bitch Bolivia Bolkestein bollywood Bologna Bolzano borse Brasile brimania Britel Bulgaria bussolengo Calabria calcio cambiamenti climatici cambiamento climatico Camerun Campania cantautore cantieri cantieri sociali Caracas Caracas 24/29 gennaio carbone carcere carovita Casa catania Caucaso cemento censura centri sociali cgil Chavez chiaiano chiapas Ciad ciampino cibo Cile Cina cinema Cipro Cisgiordania città cittadinanza clandestini clandestino clima Colombia comboniani commercio commercio equo commercio equo. decrescita comuni comunicazione Congo conoscenza consumi consumo critico contadini controvertice cooperazione cornelio cornelio bizzarro