Dire che si tratta di un disegnatore dalle mille risorse è dire poco: Giuliano Piccinini passa con agilità e naturalezza dai fumetti d’azione-orrore ai personaggi universali come Tiramolla, fino al design. Ci ha raccontato come fa.
Essere poliedrici è una bella qualità. Ma non ti sembra di esagerare? Tiramolla, Arthur King, Dampyr, Il Corrierino e tutto il resto. Hai pure disegnato le scarpe per la Geox. La tua bibliografia sembra la lista della spesa.
Hai perfettamente ragione! Ho anche disegnato le avventure di Sisolo, l’alberello di una campagna pubblicitaria di una catena di supermercati, sempre alle prese con il carrello della spesa! So benissimo che legare il proprio lavoro ad un solo personaggio è molto più fruttuoso in termini di popolarità. Oltre tutto non c’è dialogo fra le mie differenti imprese; c’è chi mi conosce esclusivamente per un motivo o per un altro, ignorando tutto il resto.
C’è qualcos’altro che vorresti buttare in questo carrello?
No, sono a posto, non intendo adattarmi ad altri stili o personaggi per scelta professionale. Per bisogno ovviamente sono pronto a tutto. In passato avrei segnalato altre ambizioni, qualche personaggio Marvel magari…
Non ti piange il cuore se pensi che hai abbandonato Ozzy?
Ma certamente, dopotutto ci avevo lavorato parecchio! Il mio problema (per alcuni il mio unico pregio) è quello di essere molto capace di adattarmi alle richieste del mercato. Se fossi stato meno versatile, se avessi saputo disegnare solo Ozzy, non avrei fatto altro. Ma credo di essere stato, tutto sommato, un padre responsabile nei confronti della mia creatura; prima di lasciarlo ho provato a pubblicarlo con quattro editori diversi, ho fatto tutto il possibile. E comunque quel personaggio era un adolescente degli anni novanta, riprenderlo oggi significherebbe doverlo rimodellare in rapporto al presente o presentarlo cresciuto, in entrambi i casi sarebbe molto meno interessante.
Che mi dici della vecchia storia tra fumetto d’autore e fumetto popolare?
Mio Dio! Quale vecchia storia? Parliamo del contenitore? Del fumetto da edicola o da libreria? Per me l’unica distinzione è dettata dalla insostenibilità di certe opere, che col tempo si accentua. Quante storie a fumetti idolatrate in passato sono oggi illeggibili? È importante definire se erano catalogate come “popolari” o “d’autore”? Popeye di Segar era e resta un capolavoro assoluto. Popolare. E Giotto, faceva pittura popolare o d’autore?
Se Piccininno fosse una rockstar, chi sarebbe?
A me piace il rock come forma espressiva. Il rock, come lo intendo io è un’opera collettiva, come il cinema, nata da sintonie fra persone ma anche da contrasti. Le Rockstar mi fanno schifo. Oppure dobbiamo parlare di geni alla Frank Zappa, che avevano comunque un forte senso del collettivo. Del gruppo creativo.
Il peggior fumetto mai realizzato nella storia?
Oh, finalmente posso vantarmi di un vero e proprio primato! Il peggior fumetto della storia è sicuramente il numero 106 di Alan Ford intitolato «Cuccate il Paninaro». Si tratta della sceneggiatura più schifosa ed indecente mai scritta da Luciano Secchi (che pure ne ha scritte parecchie di discutibili). Ho avuto l’onore di disegnare quella porcheria cercando salvare il salvabile. Nel farlo ho avuto la sgradevole sensazione che fosse affidato a me, umile prestatore d’opera, mantenere un livello minimo di decenza, dato che il suo creatore non si preoccupava minimamente di mantenere il suo personaggio su standard qualitativi dignitosi.
Tre cose che proprio non sopporti e ti fanno diventare verde dalla rabbia.
Uno: la mancanza di senso critico, in particolar modo nei nuovi autori.
Due: l’eccesso di senso critico che non permette di liberare l’inventiva, in particolar modo nei vecchi autori.
Tre: certi sceneggiatori senza idee, ritenuti bravissimi, che non hanno nulla da dire ma che lo scrivono benissimo.
Devi spiegare ai tuoi alunni cos’è l’arte. Hai pochi secondi prima che suoni la campanella. Cosa gli dici?
Seee buonanotte! Io di solito faccio così, anche se ci vuole più di qualche minuto: chiedo a tutti una definizione di arte e poi gliela smonto con qualche esempio. Non hai idea di quante sballatissime idee romantiche della creazione artistica siano parte del buon senso comune!Ma non occorre Duchamp per smontarle, basta e avanza Michelangelo. Alla fine, estenuati dalle mie confutazioni gli alunni si arrendono e mi chiedono la risposta, come se ne esistesse una! A seconda dell’umore me la cavo con un po’ di relativismo oppure con la citazione di Andy Warhol secondo il quale «un artista è uno che produce cose di cui la gente non ha alcun bisogno ma che lui – per qualche ragione – pensa sia una buona idea dargli».
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