Fumetti che profumano donna

Se le chiedi di dscriversi in poche parole risponde: «Fumettista. Trentacinquenne. Romana. Nata l’8 febbraio 1971 con una passione immensa per i fumetti, il disegno, l’arte… la vita». Ma dietro questo identikit che potrebbe essere attribuita a qualunque persona “creativa” c’è una delle più interessanti fumettiste erotiche dell’ultimo periodo, Cristina Fabris, che sa trasmettere la sua visione femminile alle tavole che disegna.

Quando hai deciso di fare questo mestiere?

Quando da piccola mio padre mi faceva felice portandomi pastelli, fogli bianchi, i Giotto e gli acquerelli per disegnare, o meglio fin da piccola avevo la fissa di disegnà. Poi, dopo aver preso la maturita artistica, I.S.A. come progettista tessile, (ma già guardavo con ammirazione Crepax e Manara, compravo tutti i mesi la rivista di fumetti Corto Maltese), un giorno il mio attuale ragazzo, m’ha fatto la sorpresa iscrivendomi al primo anno della Scuola Romana del Fumetto, quando ancora la sede non stava a Piazzale Flaminio, e da quel momento questa passione non mi ha più abbandonato.

Chi sono i tuoi personaggi?

Donne in cerca di verità anche a costo di pagarla molto alta, donne schiave delle proprie passioni, donne cattive che però cercano il sentimento, si potrebbe anche affermare che alcune volte la mia produzione è uno sguardo verso “altro”, un fissare un oltre, quello che si sta descrivendo. Come una testimonianza di un malessere interno bypassato a colpi di estetica pornografica. A volte una recita senza anima, poiché una partecipazione troppo sentita coinvolgerebbe lo spettatore in una situazione pericolosa… una visione dell’universo femminile a 360° con tutti i pro e i contro.

Hai mai avvertito la necessità di disegnare una storia “non erotica”?

Non saprei dirti, forse si, a volte, ma deve essere una storia che comunque mi convince, una buona storia… ma credo che l’erotismo, la passione facciano parte integrante di me per cui si racconta meglio cio che si conosce.

C’è qualcuno che consideri come un maestro?

Moebius e Buzzelli Docet… però c’è ne sono tantissimi, ognuno ha qualcosa di particolare da vedere e poi rubare con gli occhi e rielaborare, trovo Serpieri grande, ma ogni disegnatore torno a ribadire ha qualcosa. Prendi le donnine sexy di Manara, la sensualita del segno Liberty di Rotundo, i fratelli Hernandez con la sintesi del bianco-nero spaventosamente bella, Magnus, Nicola Mari, con la sua ricerca continua del segno e dei bianchi e neri, lo adoro, e c’è ne sono tanti altri che magari anche con un segno meno ricercato graficamente ti fanno entrare nel vivo dell’opera, Andrea Camic, per esempio, con le sue «Storie Nere», oppure Jessica Abel con «Artbabe»… Ti trasmettono emozioni, perché in fondo è questo quello che dovremmo fare, il nostro fine ultimo è di coinvolgere il lettore.

Hai qualche progetto, su cui stai già lavorando, che ci puoi anticipare?

Sì, una cosa tutta mia dall’inizio alla fine. Vedendo Sky, che in questi giorni ha proposto «Sotto cinque», dei corti veramente carini, mi è venuto in mente di raccontare l’amore con 5 corti – cioè 5 tavole – uno per ogni lettera che compone la parola amore, ed a secondo della situazione o biaco e nero o a colori… Ti sei incuriosito?

Sì! Ma visto che non ci sveli tutto, aspettiamo questo nuovo lavoro con pazienza e passiamo ad altro. Com’è la tua giornata tipo?

Alle 7 litigata con la sveglia, alle 7,30 presa di coscienza davanti ad un buon caffe,
alle 8 inizio lavoro con sottofondo di vari cd o radio – non puoi capire che bello poter lavorare a casa. Poi alle 13,30 circa pranzo col mio ragazzo, Gianni, poi un caffettino e si rinizia a lavorare, però con sottofondo di Tv (National Geographic). A volte nel pomeriggio mi chiamano le mie amiche per sentire se sono ancora viva, poi, quando si fa vicina l’ora della cena, stacco e penso a preparare una buona cena, perchè cucinare mi rilassa tantissimo e mi piace sperimentare sempre nuove pietanze. Dopo cena se ci riesco mi rimetto sul tavolo da disegno…

Siamo nel 2025. Devi scappare via da qualche parte. Il pianeta terra è diventato invivibile, come in certi film di fantascienza. Cosa porti con te?

«Le tre stigmate di Palmer Heldrick» di Philip Dick, perchè lo considero il più grande e visionario – e ancor oggi più che attuale – scrittore di fantascienza, un po’ come è stato H.P. Lovecraft per la scrittura horror. «Tropico del Cancro» di Henry Miller, che descrive l’uomo moderno, noi siamo così anche se non lo ammettiamo nemmeno a noi stessi. «V for Vendetta» di Alan Moore: è geniale poetico toccante in ogni singola vignetta e baloon. Ancora «Storie Nere» di Andrea Camic perche la passione, l’amore che traspare dalle sue tavole difficilmente le ho avvertite in altre storie a fumetti, e perchè ha disegnato per il puro piacere di voler raccontare qualcosa a prescindere da dove va il mercato, e questo vuol dire tanto. I miei acquerelli, pennelli, china, matite fogli un portatile, una fotocamera digitale. Un abito nero elegante, perle, cd di Mozart Cognac, Foi gras e sigari…

Tags assegnati a questo articolo: fumetto

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