Benvenuti nel mondo di Nicoz, dove il fumetto incrocia l'arte

Nicoz
un'illustrazione di Nicoz

Nicoletta Zanchi, in arte Nicoz, è nata a Roma nel 1979. Si è diplomata all’Istituto Europeo di design di Roma. Inizia ad autoprodursi, con la fanzine Catholic Girl. Poi aderisce al Gruppo Guano. Prosegue con nuove autoproduzioni, come CaccaPiscia, e Minicomics, Cuoricini, Pochi intimi, Axe Rouge, Maison, Adesivi, Nicoz’s gjrlz. Pubblica su Kerosene, Centrifuga, Lolabrigida, SchizzoImmagini, Stripburger. Realizza illustrazioni per Rockstar e Il cuore. Ha partecipato a collettive come L’immmagine sommersa (milano 1999) Fumetta (Spinea 2000) Futuro Anteriore A1 (NapoliComicon 2003). Si è trasferita in Francia, prima a Parigi, dove ha frequentato l’Istituto grafico ESAG, e poi a La Rochelle. Ha realizzato un cartone animato con il gruppo marsigliese Le Dernier Cri.

Ma chi è davvero questa disegnatrice? Scrivono di lei: «Nicoz è una canoa di carta. Un tagliaunghie, un pinguino, una pancera, una Moto Guzzi. Nicoz la conosco, è un apolide nel sotterraneo dei fumetti. E’ la regina delle alghe, la regina delle fotocopie, passata per la tipografia. Ma dalle alghe, dalle fotocopie ha riportato tutta la freschezza, l’inesauribile energia dei suoi raccontini». Mentre lei stessa precisa: «Disegno le cose che non conosco di meno. Mi disegno sempre io. Mi disegno sempre me. Qualche problema? Disegnatevi . È divertente».
E così dalle fanzine Gardenia, Catholic Girl’s, Caccapiscia, ai minicomic Cuoricini, Pochi Intimi, Axe Rouge, Maison, Adesivi, Nicoz Girls, viviamo un viaggio autobiografico che non ci molla mai. Nicoz fa emozionare, è innegabile. Lo fa con l’espressività dei volti e la gestualità dei corpi. Sguardi guardinghi, malinconici, sballati, dolci, innamorati.
Sorrisi grassi o stitici. Smorfie sornione. È la sincerità del gesto creativo che commuove, sono tracce, segni d’istinto, umori repentini. C’è poi la miscela dei registri narrativi, il pastone di comico e drammatico, il disegno è sporco, certe volte abbozzato, imprevedibile come nei bambini. C’è parecchia umanità in queste fotocopie. C’è tensione anche nell’inazione. «Seguire i giorni. Seguire i momenti. E guardarli da lontano». Sono storie raccontate con intima ironia. Vicende comuni, di giorni da riempire. Svegliarsi, l’affrontare lento la giornata. Paure, ossessioni, debolezze. Giocare come matti. Dormire per rimuovere. Dipingere. La paura di stare male, il bisogno di stare bene. Stare bene per non stare male. Gioie, entusiasmi, non volere crescere, la droga. Ingenuità, fare la dieta, avere il mal di testa. Arredare la casa, fare da mangiare, sognare, guardare la tv, avere mal di schiena, volersi bene. Amarezze. Buffaggine e idiozia. La solitudine si, la solitudine no. Pancia e istinto. Quel bastardo senso di vuoto. Desiderio di leggerezza. Amore.

«Non uso mai righelli o cose simili… mi piacciono le cose approssimative», spiega. Nicoz milita per un’estetica stonata che preferisce il mugugno visivo alle infiocchettature confetto. Un ‘estetica che si accorda sulle melodie stridule di Will Oldham, sul lowfi dei primi Sonic Youth, piuttosto che sulle confortevoli rotondità di certo pop spazzatura. Un’estetica che imbraccia chitarre da due soldi per scordarle suonandole. E poi c’è la visione del mondo, una sua “poetica del Gino”, predisposizione scronda che preferisce la bizzarra umanità di Diane Arbus alla statuarietà corporea di Helmut Newton, i personaggi sgambesci di Kaurismaki allo star system hollywoodiano. Una poetica cinica nei confronti dell’oggettività del bello, della normalità, che senza mostrarne l’eccesso mostruoso di Ciprì e Maresco, esalta il limite elevandolo a sublime. «Cioè la pancia c’è e sono bella così».
Nicoz è una randagia che raspa il patinato, ne toglie il velo di plastica per tastarne il ruvido, il cuore pulsante che esige vita, anche silenziosa. Dai primi disegnetti a Nicozrama, l’intimità narrata, fatta di ansie e turbamenti, ci presenta un personaggio dai nervi scoperti, quint’essenza dell’adolescenza, che dalle crisi d’identità, dagli scontri tra desideri e contraddizioni, dalla paura del futuro, macera dentro, per crescere l’artista. Caro Peter Pan, altri centodue, di questi anni.

Presentati ai lettori.

Saalve, mi chiamo Nicoz. o Niki Balboa per gli ascoltatori dei Silver Wartans (gruppo in cui canto)…..o addirittura solo Balboa per gli avventori di Suicide Girls.

Quando hai deciso di fare questo mestiere?

Disegno fin da quando son piccina picciò. Poi al liceo ho conosciuto persone come Maurizio Ribichini e David Vecchiato che mi hanno fatto venire la voglia di diventare disegnatrice. Anche se per il momento i soldi che circolano per questo “mestiere” son davvero pochi, soprattutto in italia!

C’è un tuo fumetto pubblicato dal Centro Fumetto Andrea Pazienza ambientato in un mondo molto e intimo e personale, «Nicozrama», per l’appunto. Cosa hai voluto esprimere attraverso quella storia?

Esprimere? No, io voglio solo raccontare la (mia) vita e quello che mi succede. Così, senza artifizi narrativi. E, spesso, senza un filo conduttore. Perchè la vita è proprio così, non ha un’introduzione né uno svolgimento e mai e poi mai una conclusione organica!

Chi sono i tuoi personaggi?

Beh di solito sono “me” e tutte le persone che mi circondano. anche se quel “me” non sono proprio io… ma una Nicoz, più simpatica e acuta! io sono un po’ più noiosa…

C’è qualcuno che consideri come un maestro?

Mh…quando ero più giovane amavo molto Julie Doucet e i suoi fumetti autobiografici. Ora preferisco storie più complesse e “serie” disegnate con un tratto più rigido …come le cose di Charles Burns.

Fai delle cose bellissime. Su questo nessuno ha dubbi. Ma il fumetto d’autore, fa a pugni con il mercato. Riesci a vivere facendo questo lavoro?

Eheh! credo di averti già risposto un po’ prima… comunque non in italia. E non con il fumetto. Ed è per questo che vivo in Francia e mi pago le bollette più con la pittura che con le “nuvole parlanti”.

La tua giornata tipo?

Dipende…perché oltre che a dipingere e disegnare dirigo anche una galleria (truehateartgallery.com). Quindi se sto organizzando una mostra passo tutta la giornata davanti al pc a impaginar locandine, scrivere comunicati stampa,inviare email… altrimenti quando posso far l’"artista" mi piace svegliarmi tardi. Bere tanto caffe. Disegnare rimandendo in mutande e ascoltare musica orribile che non ascolterei mai in situazioni normali (tipo? in questo momento mi nutro solo di due album di Pink… ehehe! chi l’avrebbe mai detto?). E comunque per seguire le mie giornate passa connettersi a ildiariodinicoz.splinder.com.

Il miglior fumetto che hai letto?

Mmh… Così a bruciapelo? Direi «Ghost world» di Daniel Clowes. Dal disegno, alla storia passando per l’atmosfera e i dialoghi: tutto è perfetto!

Il peggiore?

Non lo dirò maaaai!

Ogni anno ci sono molte fiere. Una che non perderesti per nessun motivo?

Ehm… veramente non vado alle fiere del fumetto… L’ultima volta che son andata ad una fiera è stato quasi due anni fa per l’uscita di «Nicozrama», a Lucca. E un po’ mi dispiace. Sono cinque anni che abito in Francia e non sono ancora mai andata ad Angouleme! ah!

Lavori anche nel campo dell’illustrazione per conto di gruppi musicali. Ci racconti com’è nata questa sinergia?

Perchè adoro la musica (ok, ok, oltre a Pink vi giuro che ascolto cose migliori!). Fare copertine e, soprattutto, locandine unisce le mie due passioni: disegno e musica!

Siamo nel 2025. Devi scappare via da qualche parte. Il pianeta terra è diventato invivibile, come in certi film di fantascienza. Cosa porti con te?

Mmh… il mio gatto Elvis, una confezione di Kinder, la mia collezione di mutande (sai, per sedurre i "marziani"), delle penne bic (blu e nere) e un po’ di sketchbook, una fotocopiatrice (per vendere ai “venusiani” i miei fumettini), il cd «Walk among us» dei Misfits, il libro «Full of Life» di John fante, tutto «Black hole di Charles Burns (fumetto, ndr) e un paio di occhiali da sole che non si sa mai.

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