Le autostrade del fumetto

Stefano Marzorati è il curatore dell’ufficio stampa della Bonelli e il responsabile organizzativo della rappresentanza alle mostre della casa editrice. Dopo essersi occupato di cinema come giornalista – a lui si deve il primo «Dylan Dog Horror Fest», in collaborazione con Elisabetta Crespi – dal 1988 collabora con Sergio Bonelli. Nel 1995 esordisce come sceneggiatore per Mister No, con la storia «Il mistero della cripta». Ha realizzato inoltre una sceneggiatura per Zagor, «Paura sull’Alta Sierra» e una storia per Nathan Never, dal titolo «Piste infuocate». Marzorati ha anche realizzato il «Dizionario dell’horror rock» (Sugarco) e «Autostrada per l’inferno» (Sperling & Kupfer).

Quali sono i lati “belli” e quelli “brutti” dei tuoi incarichi presso la Bonelli?

Diciamo che esistono aspetti più gratificanti e altri, invece, meno. È chiaro che quando ti trovi a gestire l’aspetto tecnico-logistico di certe situazioni, come per esempio la partecipazione della casa editrice ad un evento come Lucca Comics, allora devi fare i conti con questioni di carattere pratico come l’ospitalità per una trentina di persone, la scelta di un ristorante dove organizzare un momento conviviale oppure la scaletta di presenze dei disegnatori allo stand per le firme. Talvolta questo compito può risultare gravoso ma, alla fine, si riesce sempre a gestire la nostra partecipazione in maniera adeguata e dignitosa. Per me tutto questo è semplicemente lavoro e dunque cerco di portarlo a termine nella maniera più professionale possibile. In quanto alla mia attività come ufficio stampa ho la presunzione di avere introdotto io stesso questo ruolo in Bonelli, con il beneplacito, ovviamente, e l’incoraggiamento dello stesso editore. Questo è avvenuto intorno ai primi anni Novanta, con la creazione del Dylan Dog Horror Fest (di cui ero direttore artistico) e con il crescente successo di Dylan. È stato proprio in questo periodo che la casa editrice ha attirato un interesse mediatico sempre più notevole, anzi direi di dimensioni impressionanti, ed è stato in quegli anni che Sergio Bonelli ha conquistato, meritatamente, una dimensione di “personaggio pubblico” che si è andata via, via consolidando con il passare del tempo. Sono stati quelli che chiamo i “golden years” della casa editrice, gli anni d’oro, nel senso che l’entusiasmo e il fermento erano altissimi e il nostro potenziale era davvero a livelli che, poi, non abbiamo più ritrovato…

Tra le tante fiere ed eventi a cui partecipi ogni anno, quale preferisci? E perché?

La mia posizione mi imporrebbe un’assoluta imparzialità. Ma non posso cavarmela così diplomaticamente. Citerò soltanto quelle situazioni dove il mio compito, come professionista, è stato agevolato e, nel contempo, anche quelle dove il mio interesse di lettore/visitatore ha avuto qualche sollecitazione in più… A Napoli, per esempio, vado sempre con piacere: gli organizzatori sono gentili, attenti alle esigenze degli ospiti e c’è un clima cordiale al quale fanno da scenario eventi di un certo spessore culturale dedicati al fumetto. E poi lì, più che altrove, si respira meno l’aria greve della mostra mercato… Anche la neonata manifestazione di Mantova mi ha favorevolmente impressionato: buona organizzazione e poi una bellissima città dove rilassarsi dopo le fatiche della giornata. E poi c’è Lucca, naturalmente… La città, in primis, che ti puoi girare a piedi e che impari a conoscere a poco a poco e l’impatto con le decine di migliaia di persone che frequentano il Punto Fiera nei quattro giorni della manifestazione… A Lucca ci si muove su un terreno abbastanza sicuro e familiare: sai dove andare a mangiare, tutti gli ospiti si muovono in maniera autonoma e non hai grosse incombenze. Vediamo come sarà quest’anno con il ritorno della manifestazione agli scenari cittadini…

Ci descrivi la tua giornata tipo?

Mmm… vediamo. Sveglia intorno alle 8. Colazione con caffé “milanese”. No brioche e cappuccino. Alle nove, nove e mezza in redazione. Prima mossa download della posta elettronica, un’occhiata al sito di Repubblica… A metà mattina acquisto giornali in edicola ed ennesimo caffé (ho una media tra i sette e gli otto caffé giornalieri)… Poi il resto della giornata è fatto della routine di telefonate di giornalisti e di persone che richiedono mostre o informazioni sulla possibilità di organizzare incontri con gli autori… Inoltre seguo il lavoro delle troupe televisive che vengono in redazione per realizzare interviste e servizi sulla casa editrice. Poi c’è il fronte delle relazioni esterne, con il pubblico ma anche con studenti universitari che mi chiedono indicazioni per realizzare tesi sul fumetto bonelliano…

Sei stato il primo in Europa ad organizzare un “Horror fest” che è diventato un appuntamento annuale per diverse edizioni. Un evento di grandissima portata mediatica e partecipativa che è cresciuto di anno in anno. Perché non è stato più fatto? È possibile riprenderne in qualche modo la formula?

Il Fest è stato davvero un evento, unico ma, purtroppo, irripetibile. Una delle ragioni principali per cui Bonelli non ha ritenuto opportuno proseguirlo è che, a parte la Provincia di Milano con la quale c’era un grosso affiatamento, sentivamo la mancanza di un partner istituzionale ancora più rappresentativo, come poteva, o doveva, essere il Comune di Milano. Ma da lì non è mai giunto, ahimé, alcun segnale di interesse. Il carico di responsabilità legato all’organizzazione di una manifestazione “pubblica” era davvero molto pesante e così l’editore ha, a malincuore, sospeso il Fest… La formula potrebbe essere ripresa, modificata, tutto quel che si vuole…anche se i tempi sono cambiati. Nelle nostre intenzioni c’era anche il progetto di trasformare il Fest in un evento più allargato e non solo limitato all’horror. Volevamo inglobare, gradualmente, anche altri generi cinematografici oltre all’horror e al fantastico, tutti però accomunati dal segno dell’avventura. Che è poi il terreno su cui si è sempre mossa la nostra Casa editrice.

Sei un appassionato di musica, hai pubblicato anche dei libri a tal proposito. Hai lavorato in radio. Ma quale è il tuo rapporto vero con le sette note?

I libri pubblicati, in realtà, sono due, il «Dizionario dell’horror rock» e «Autostrada per l’inferno». Con il secondo ho avuto qualche soddisfazione, lo confesso, e non solo in termini di vendite. In radio ho vissuto la stagione felice delle radio libere, però non ci ho mai lavorato professionalmente, come avrei invece desiderato. Il mio rapporto con le sette note è quello di chi ha accumulato nel corso degli anni, dal ’74 in avanti per essere più precisi, più di seimila cd… E di chi suona, per diletto, il basso elettrico, passione costante della mia esistenza…

Nella tua veste di scrittore hai creato delle belle sceneggiature per vari personaggi. Poi, improvvisamente, hai messo da parte questa tua prerogativa. Perché?

Perché scrivere è un mestiere molto difficile… Con Mister No ero partito bene, con un sacco di idee e di velleità… Qualcuna sono riuscito a trasformarla in una storia decente («New York City Blues» su tutte)… Altre volte i risultati mi sono parsi inferiori alle mie aspettative… Tuttavia credo di avere svolto il mio ruolo con sufficiente onestà e umiltà. Poi, mi sono fatto da parte perché, in realtà, non ho mai avuto la vocazione di fare lo sceneggiatore di fumetti… E poi scrivevo di notte, nei weekend con tutti gli svantaggi conseguenti. A un certo punto ho avuto voglia di recuperare il mio tempo libero. E poi il mio lavoro è sempre stato altro, l’ufficio stampa, soprattutto…Pertanto mi è risultato facile abbandonare il campo… È stata comunque una bella esperienza e mi emoziona un poco vedere ogni tanto qualche mia vecchia storia pubblicata all’estero. Mister No è un vecchio amico che ancora frequento leggendo la saga finale che Nolitta sta scrivendo con ritrovato entusiasmo…

Oltre a quelli Bonelliani ci sono altri fumetti o personaggi che segui? Quale è il tuo “punto di riferimento” come creatore di storie a fumetti?

Ho amato moltissimo «V for Vendetta»… E ho seguito la saga di «Preacher» fino al suo finale… Recentemente, anche se con un po’ di ritardo, ho scoperto la «Lega degli straordinari gentlemen», un vero e proprio tour de force narrativo di Moore con risultati eccellenti… Un altro bel ricordo è legato all’indipendente «Stray Bullets»… Punti di riferimento? Beh, li ho appena citati… Ma non basta avere dei modelli, se, alla fine, ti manca il talento… Quando qualche italiano dice di ispirarsi a Moore i risultati sono spesso imbarazzanti…

La produzione “popolare” bonelliana nella sua veste attuale ha raggiunto il suo picco ed è nella fase discendente, quali campi e quali idee, quali linee, si potrebbero affiancare e “sfruttare” per variare il suo campo d’azione? cartoon, merchandising… ma anche formati diversi e ristampe in edizione curata e di pregio, tirature limitate, possibilità di “sbarcare” in libreria in modo più consistente… ecc. Ci si pensa? Se no, perché non lo si fa?

Io credo che, fondamentalmente, ci vogliano idee nuove, sceneggiatori di talento… Il fumetto dovrebbe ritrovare quella carica di energia e di freschezza che aveva trovato con Dylan Dog… Purtroppo la scena italiana è sempre stata avara di scrittori e, salvo la vecchia guardia, non vedo intorno a me nuovi Sclavi o nuovi Nolitta in grado di risollevare le sorti di questo mercato…

So che ti piace viaggiare, quale è il luogo di maggior fascino che hai visitato e dove vorresti andare come prossima meta?

Confesso di essere un tipo poco avventuroso. Ho amato molto però il Sud Ovest degli Stati Uniti, il Texas con i suoi scenari assolutamente selvaggi… Il ricordo più memorabile è quello di una trasferta notturna con mia moglie Grazia al n di un’auto presa a noleggio. La radio accesa, il pacchetto di sigarette mezzo pieno. Ci stavamo spostando dal Texas al Nuovo Messico, diretti ad Alamogordo… Eravamo sulla Apache Trail, una strada deserta nel cuore del nulla e all’improvviso il cielo è stato illuminato dai fuochi di Sant’Elmo… Un vero spettacolo… Da un momento all’altro mi aspettavo che astronavi aliene sbucassero dal cielo… beh, mi piacerebbe, un giorno o l’altro, ritornare laggiù…

Se ti proponessero di fare un “coast to coast” degli USA in moto quanto ci penseresti prima di rispondere?

Mmm… qualche secondo poi accetterei, magari approfittandone per tornare in Texas o ripercorrere la vecchia e affascinante Route 66…

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