Il fumetto? Un grande amore

L’Anafi è una associazione di appassionati del fumetto in tutte le sue vesti che abbracciano il fenomeno dalla sua nascita all’oggi. L’associazione è nata come Anaf (Associazione nazionale amici del fumetto) all’inizio degli anni settanta, cercando di raccogliere tutti gli innamorati della letteratura disegnata. Venne creata una rivista, Il Fumetto, che iniziò una esplorazione del mondo dei comics facendo emergere nomi sino ad allora poco conosciuti o addirittura ignorati dai fans, partendo da quelli che erano i personaggi mitici di quegli anni (da Phantom a Mandrake, da Gordon a Cino e Franco…) e poi passando a toccare i grandi personaggi italiani (Amok, Gim Toro, Capitan Miki, Tex…) e i loro realizzatori, offrendo sia al puro e semplice collezionista che allo studioso, dati sino ad allora del tutto irrintracciabili. Dall’Anaf nel 1992 nasce Anafi, che estende l’interesse dell’associazione agli illustratori. Luciano Tamagnini è uno degli animatori, e ci ha raccontato come lavora l’associazione.

«Pensa che disegnatori della portata di Carl Barks, per Paperino, o Floyd Gottfredson, per Topolino, erano praticamente sconosciuti a tutti! – racconta Tamagnini – Internet era una realtà molto lontana, ancora. È solo grazie al lavoro di quei primi appassionati che diedero vita all’Anaf che piano piano abbiamo conosciuto chi erano gli autori di certe storie».

Come siete arrivati alle riviste?

Accanto alla “voglia di studiare il fumetto” (da cui sono scaturiti molti dei critici della prima ora, quelli che hanno condotto il fumetto per mano verso la maggiore età) è iniziata anche la voglia di stamparlo in maniera dignitosa, al di là degli interventi spesso empi degli editori, che hanno adattato storie e disegni al loro gusto, ai loro formati, ecc. senza rispetto alcuno del lavoro dei vari artisti; quindi anche l’Anaf ebbe un settore di stampe cosiddette amatoriali, che riportarono alla luce integralmente le storie di Donald Duck, di Mickey Mouse, di Amok e così via.
Per dare la possibilità agli appassionati di conoscersi e di cercare di rintracciare i numero delle testate che loro mancavano venne creata una mostra mercato, che aveva inizialmente sede a Bologna e che oggi trova spazio in due appuntamenti in quel di Reggio Emilia: a maggio e alla metà di novembre. Nel 1992 è avvenuto un ricambio generazionale all’interno del gruppo dirigente che ci ha portato a variare il nome in Anafi, ovvero mettendo nella sigla anche il genere “illustrazione”, che è affine alla letteratura disegnata, e cambiando leggermente il nome della rivista in Fumetto. La sede delle nostre attività venne portata a Reggio Emilia, da dove… scriviamo anche ora. In questo periodo, oltre ad una progettualità annua che prevede per gli associati 4 numeri della rivista e 3 volumi di alto valore artistico, diamo alle stampe una collana chiamata Ineditalia, che riporta nel nostro paese le storie realizzate da autori italiani per la Francia e rimaste inedite in Italia, ed un’altra, Inedistrips, che presenta storie e personaggi classici del fumetto americano per i quotidiani mai apparse da noi.

Molti editori di fumetti lamentano crisi nel settore. Si vende poco. Siguadagna pochissimo, a volte ci si rimette. Si resiste per un po’, poi esausti, si chiude bottega. Mancano i lettori oppure le proposte interessanti?

Certo i lettori sono attirati da altre cose (pensiamo solamente all’invadenza dei costosi telefonini cellulari nella vita di ognuno e qualcuno li vorrebbe far diventare ricettacolo di qualsiasi cosa, dai giochi alla televisione, dal cinema alla comunicazione: il tutto su di uno schermetto microbico!) e il fumetto, che richiede comunque attenzione e tempo viene lasciato dalle fasce meno interessate alla “fatica del leggere”. Certo è però che ci sono anche responsabilità dirette e precise delle categorie che dovrebbero divulgare il genere. Pensiamo agli edicolanti, che praticamente non espongono più i fumetti, e agli editori, che stanno sistematicamente ignorando proposte per i lettori di giovane età, limitando così, di fatto, il ricambio generazionale tra i lettori.Di proposte interessanti ce ne sono ancora (basterebbe citare lo splendido lavoro fatto dalla Magic Press con il materiale Vertigo o il tentativo rivolto alle ragazzine da parte della Disney con Whitch) soloche spesso la circolazione limitata alle fumetterie e gli alti costi allontanano i possibili acquirenti facendo diventare molte di queste iniziative cose di nicchia.

Ogni anno ci sono molte fiere. Ce n’è una che non perderesti per nessun motivo?

Se debbo dirlo molte di queste nel tourbillon di stand di giochi e di proposte che sempre meno hanno a che fare con il fumetto, finiscono tutte per assomigliarsi. Ti confesso che non perderei mai le mostre di Reggio Emilia, da noi curate, perché lì trovi il vero mondo del fumetto, la vera passione, e poi direi che il Comicon napoletano si sta ponendo su livelli veramente interessanti.

Il tuo fumetto preferito?

È una domanda terribile per uno che ha una collezione di un 100mila pezzi! Potrei risponderti con un titolo che non direbbe nulla a molti (del tipo del delizioso Paolino di Bizen o dell’avventuroso americano Laredo Crockett) perché legato ad un passato poco frequentato dai lettori d’oggi. Se dovessi sceglierne uno più attuale nel settore comico sceglierei a caso una delle storie del grande Bottaro con il suo Pepito, di Giorgio Rebuffi, papà di Tiramolla, o del recentissimo Ortolani con il suo Rat Man, per poi tuffarmi nel mondo di Neil Gaiman, forse il più affascinante narratore per immagini (e consolo) del nostro oggi.

Il peggiore che hai letto?

Con il mestiere che faccio (che mi porta a guardare tutti fumetti che escono) non sai quante schifezze ho avuto tra le mani! Direi che attualmente i peggiori siano quelli di Templesmith, anche perché strombazzati da molti venditori di fumo come cose egregie.

C’è un film che ti capita di rivedere spesso e che guardi ogni volta che la stessa passione della prima volta?

Io amo molto il cinema di genere ed in quest’ambito adoro quello comico, per cui dammi Chaplin in qualsiasi veste e mi vedrai felice!

Una donna del grande schermo per cui saresti disponibile a fare follie?

Sarà ultraquarantenne e qualcuno dice rifatta, ma per Sharon Stone…

C’è mai stato un momento in cui hai pensato, «Adesso mollo tutto. Mi sono scocciato!»?

Molte volte, ed in passato qualche volta l’ho fatto; ciò che mi ferma ora è la consapevolezza che, mentre quando ero molto più giovane, se avessi poi voluto riprendere ce l’avrei sempre fatta, decidere oggi di mollare qualcosa diviene definitivo!

Per noi tutti i fumetti sono un piacevole compagno di viaggio durante iltempo libero. Per te che sono un lavoro, cosa fai nel tempo libero?

Mischio fumetti, cinema, animazione, illustrazione, telefilm in uno zibaldone di gradevolissimo sapore.

La cosa più strana e divertente che ti è capitata da quando ti occupi di fumetti?

Scoprire che una persona pensava che io fossi un importante disegnatore di fumetti; visto che non so neppure tirare una riga dritta!

Tra tutte le proposte nuove, fatte da autori e case editrice emergenti, c’è qualcosa di veramente interessante da consigliare ai lettori?

Seguire il lavoro di piccole case che rischiano molto, ma che danno prodotti spesso di alto livello: Coconino, Black Velvet, Tunuè, BD, Becco Giallo… da loro chi ama il fumetto d’oggi può vedere uscire la qualità che ti fa desiderare di continuare a leggere fumetti.

I tempi d’oro del fumetto sono finiti. Dove finiremo di questo passo? I comics diventeranno oggetti rari per pochi appassionati?

Se si continuano ad alzare i prezzi penso che sia la fine; nati in una nicchia tornano in una nicchia dopo essere stati un fenomeno incredibile per milioni e milioni di lettori! Ma speriamo che ci possa essere qualche ritorno di popolarità. Se 160mila ragazzine (che calcolando il passamano possono essere considerate almeno tre volte tanto) aspettano trepidanti il nuovo numero di Witch ogni mese solo in Italia forse il futuro non è così nero.

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