Gentili lettori e care lettrici che proprio ora pensate «con l’anno nuovo imparo a fare i cv» posate un attimo la penna [o il mouse] e ascoltate quanta è lunga la strada del curriculum…Ci trasferiamo nella Germania del 2016, in una fabbrica dimessa, con stanze per meditare e palestre ma «mensa senza cucina». E’ Sphericon che però si scrive – soprattutto la si pensa–tutta maiuscola. In questa scuola-galera l’Agenzia federale tedesca regala un’altra chanche a poche decine di persone fra i milioni [8? forse 10? «Da tempo non circolano più cifre ufficiali»] di suoi disoccupati. Se la suderanno. «Nulla deve restare com’è» recita SPHERICON e perciò questi “falliti” vanno rimodellati; se i loro curricula non funzionano verranno falsificati, come le loro biografie. Del resto un buon curriculum – ecco il punto–non è altro che «letteratura applicata», bisogna trovare una «trama in crescendo» che punti alla vittoria finale. Tutto va ripensato. Anche il sesso fa parte di una strategia vincente. La tolleranza zero è per l’auto-commiserazione. Ritmi incessanti per ri-costruirsi. «SPHERICON non è un progetto, un programma ma un sistema […] Intervenire a 360 gradi contro ogni forma di inattività o di blocco». Ossessivamente viene ripetuto che il lavoro è libertà, la libertà è lavoro. Lo stemma della scuola è una piramide. «Diversità, novità, contingenza. […] Mobilità, elasticità, imprevedibilità». Se si affaccia una vaga opportunità per avere una occupazione – fissa addirittura–va colta. Sacrificando tutto, giocando sporco. «Rompere con il pessimistico atteggiamento del ma». Imparando tutto quello che serve. Cercando di decifrare i messaggi nascosti nei poster: perché la Sierra Leone? Potrebbe accadere che… Come nella famosa serie tv «Job Quest», modello educativo basato su un mix di eroismo, cinismo, instancabile ricerca e fortuna.
Ce la faranno i due protagonisti del romanzo, cioè Roland Bergmann e Karla Meier? Sono gli unici due “studenti” che Zelter ci concede di osservare da vicino: più che vincitori alla gara dell’ipotetico lavoro, questi due sembrano in grado di sottrarsi agli ossessivi rituali della religione lavorativa che pervade SPHERICON. Con i suoi santi: quello che nel 2012 trovò un lavoro fisso, pensate… un miracolo di volontà. «Anche se non c’è lavoro ci sarà. E se dovremo inventarlo, lo inventeremo. […] Se non avessimo più disoccupati, li inventeremmo anche solo per accrescere valore al lavoro». Gli altoparlanti-guru pongono i quesiti essenziali: «Esiste il lavoro prima della morte, esiste il lavoro dopo la morte? Nell’aldilà? Può essere concepito un paradiso senza lavoro?».
Il finale resta aperto a ogni possibilità. Ma la violenza ovattata che magistralmente Zelter ha messo in scena non lascia gran che di buono da immaginare.
Una scrittura volutamente algida, ghiacciata per un libro splendidamente inquietante. Lo trovate nelle edizioni Isbn, 192 pagine per 13 euro. Fantascienza? Forse SPHERICON è davvero l’unica scuola possibile del nostro futuro…. Se questa globalizzazione non viene fermata.
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